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lunedì 19 marzo 2012

La barzelletta della settimana

Amauri: "Se segno contro la Juve, faccio il giro dello stadio" .
Risultato finale:



Come dice il proverbio: can che abbaia non morde. Per adesso puoi girarti dell'altro...

giovedì 26 gennaio 2012

Del Piero è sempre Del Piero



Uno che in carriera ha vinto Campionati, Champions, Mondiale, Intercontinentale, Supercoppe, che gioca con l'entusiasmo e la voglia di un ragazzino che deve ancora dimostrare il suo valore, in un quarto di finale di Coppa Italia, e che segna un goal "alla Del Piero" , di quelli da lustrarsi gli occhi... immenso capitano.

mercoledì 29 dicembre 2010

Evviva la sincerità

I bambini sono noti per essere candidi e sinceri: proprio per questo dicono sempre quello che pensano. Ecco un bambino milanista commentare il passaggio di Leonardo, ex giocatore ed allenatore rossonero, sulla panchina degli odiati cugini interisti








... e bravo Gianni! 

martedì 26 ottobre 2010

Krasic cascatore non piace a nessuno

Confesso che, quando l'ho visto cadere, mi è sceso un po' il mito (abilmente pompato dai media) del campione sportivo senza macchia. Lui che in questo periodo sta letteralmente trascinando la Juve, elogiato da tutti come il nuovo Nedved, per via della somiglianza col pallone d'oro Ceco (i maligni dicono anche nei tuffi) , in fondo è umano come tutti gli altri. Perfino troppo, furbate comprese. E così succede che il centrocampista Serbo fa un bel tuffo in area di rigore del Bologna, ingannando arbitro e guardalinee, che, a dirla tutta, hanno dimostrato una certa inadeguatezza, per essere stati gabbati a quel modo. Krasic si sarebbe preso un bel cartellino giallo per simulazione e tanti saluti al penalty. Invece no, viene fischiato un rigore inesistente, e sul dischetto si presenta Iaquinta, uno che di solito li butta dentro. Sarà stata la giustizia divina, sarà stata l'emozione, sarà stato un mix tra la bravura del portiere Viviano e la scarsa mira dell'attaccante calabrese, fatto sta che il rigore viene parato. E meglio così: sarebbe stato deprimente vincere con un imbroglio, specie considerando il recente passato bianconero. In questo senso sono concorde con il dg Marotta: chissà quante polemiche ci sarebbero state, in caso di vittoria rubata.

Oggi il giudice sportivo Tosel ha squalificato Krasic per due giornate, grazie alla prova tv. Pena giusta, così come successe ad Adriano, Zalayeta ed altri: chi sbaglia deve pagare. Quello che mi ha un po' infastidito è stato l'atteggiamento dei dirigenti Juventini, pronti a prendere le parti del giocatore, sostenendo che il tuffo sia stato un gesto istintivo, non una simulazione vera e propria. Ovviamente, ognuno tira l'acqua al suo mulino, specie quando in ballo ci sono interessi milionari. Solo che a molti sfugge un fatto piuttosto semplice: perché Krasic, se è caduto senza l'intenzione di simulare, non è poi andato dall'arbitro a dirgli che non era rigore?
Pessimi anche i commenti a caldo di Maurizio Pistocchi, che, nell'intento di fare una battuta, scade in un infelice gioco di parole.

Io voglio credere che si sia trattato solo di un episodio, brutto, ma pur sempre un episodio. Se tutto l'entourage bianconero si è affrettato a dire che Krasic è un giocatore onesto e leale, non resta che dargli l'occasione di dimostrarlo, scontata la squalifica. Perché, diciamocelo, Krasic cascatore non piace a nessuno. Nemmeno a lui.

mercoledì 15 settembre 2010

Valencia: infortunio shock

Grave infortunio per il giocatore del Manchester United, che era appena rientrato dopo un problema al ginocchio. Stagione finita (si parla di uno stop di otto mesi) e brutto colpo per tutti. Di seguito il video dell'incidente.




giovedì 2 settembre 2010

Milan d'assalto

Si scrive Milan, si legge Berlusconi. A maggior ragione ora, dopo che gli animi di tifosi e giornalisti si sono infiammati alla notizia degli acquisti di Ibrahimovic prima e Robinho poi. Il Milan mette la quinta, Berlusconi mette mano al portafoglio, e, parafrasando Santoro, la stagione può cominciare. Una campagna acquisti politica, con la doppia funzione di riconquistare il tifoso milanista, quello affranto dalla cessione dell'incedibile Kakà e dai discorsi sul fair play finanziario, e far presa sulle masse, alla ricerca del consenso popolare, in vista di un futuro (ma non troppo) ritorno alle urne. Dopo le contestazioni dello scorso anno, il Berlusca completa il restyling del suo Milan: via Leonardo, troppo poco accondiscendente, dentro Allegri, un allenatore votato all'attacco, ma subordinato al Presidente. Seguono interviste celebrative.

Il trio là davanti fa paura, e, sulla carta, dovrebbe spazzolare tutte le difese. Ma a calcio si gioca in 11, e resto dubbioso sulla resa di alcuni trentenni come Zambrotta, Ambrosini, Gattuso, Seedorf, nonché sulle condizioni fisiche di Nesta. Vedremo cosa si inventerà Allegri per disegnare questo Milan d'assalto.

Infine, un saluto ad un grande giornalista come Roberto Beccantini, che ha chiuso il suo blog (o il suo ospedale, per dirla come lui) , per andare in pensione dopo anni di onorata carriera. Mi mancherai, Primario!

sabato 26 giugno 2010

Mondiale che vai, Italia che trovi

E' finita. Ed è finita pure male, come pronosticavano i più. Tanto male l'odiata Francia, tanto peggio noi: il sogno mondiale (bis) svanisce, così come la possibilità di agguantare il record di Vittorio Pozzo, unico allenatore capace di vincere per due volte consecutive la coppa del mondo. Altri tempi, altro calcio. Questa disfatta lascia tutti con l'amaro in bocca, a chiedersi il perché e il percome, dopo soli quattro anni, siamo passati dall'essere i leoni di Berlino ai coglioni del Sudafrica. Lippi ha detto di assumersi tutte le responsabilità: è ovvio che sia così, il primo a salire sul banco degli imputati è lui. Troppi giocatori con la pancia piena, le gambe molli e la testa altrove: una gestione delle convocazioni a modello familiare, più che meritocratico (tanto per seguire il trend del nostro paese), tra chi è in precarie condizioni fisiche (Pirlo, Camoranesi, Iaquinta, Buffon), chi ha guadagnato i galloni per anzianità (in tutti i sensi) di servizio (Cannavaro, Gattuso, Zambrotta) , chi ha trovato la nazionale e non la meritava (Pepe, Gilardino) e chi ha giocato poco e poteva essere più utile alla causa (Quagliarella, Maggio) . Non sono tra quelli che pensano che con le convocazioni di Cassano e Balotelli si sarebbe fatto meglio. Cassano, in particolare, c'era anche agli scorsi europei e non mi sembra che ci abbia fatto vincere alcunché. Balotelli poi, dopo aver passato tutto l'anno a litigare con Mourinho, ci mancava solo che bissasse in nazionale con Lippi & co. E' mancata la motivazione, lo spirito di sacrificio e la fame di successi. L'unico moto di orgoglio lo si è avuto a 10 minuti dalla fine dell'ultima partita, quando l'Italia si è spinta in avanti come avrebbe dovuto fare dall'inizio, senza parlare poi delle prestazioni modeste contro Nuova Zelanda e Paraguay.
Ora toccherà a Prandelli ripartire dalle macerie di quest'Italia, per tentare di ricostruire un gruppo vincente. Good luck, Cesare.

domenica 16 maggio 2010

Meno male che è finita

Non avevo mai assistito ad un'annata così disastrosa per la Juve. Dopo i propositi di inizio stagione, la campagna acquisti milionaria, le previsioni "scudettate" di Lippi, i paragoni sprecati Ferrara - Guardiola e Diego (Ribas) - Maradona, era lecito aspettarsi un ulteriore miglioramento, rispetto al secondo posto dello scorso anno. Come è finita è sugli occhi di tutti: settimi, costretti a ripartire dai preliminari di Europa League. E così, mentre l'Inter diventa campione d'Italia per la quinta volta consecutiva (in attesa di scoprire quali saranno le sorti dello scudetto del 2006, dopo l'esposto bianconero) , la Juve si ritrova fuori dall'Europa che conta, preceduta in classifica da Napoli, Palermo, Sampdoria, Milan e Roma, oltre che dai nerazzurri. La Roma in particolare, guidata da Ranieri, ha lottato fino all'ultimo, inseguendo un sogno più grande di lei. Non meritava e non ha vinto: onore per averci provato sino alla fine.

Dicevamo della Juve. Le ragioni del fallimento sono molteplici e concatenate: in capo a tutto c'è stata una dirigenza non all'altezza. Nonostante il rientro di Bettega, sono (erano) rimasti al loro posto sia Blanc che Secco, responsabili dell'ingaggio di campionissimi del calibro di: Boumsong, Andrade (sigh), Almiron, Tiago, Grygera, Poulsen, Molinaro, Paolucci, Grosso, Cannavaro, nonché degli ultimi esborsi milionari (50 milioni di euro in due) per Diego e Felipe Melo. A questo bisogna aggiungere la serie ininterrotta di infortuni, che è proseguita ormai da un anno e ha colpito indistintamente tutta la rosa, con accanimento particolare per quei giocatori che hanno i muscoli fragili: Camoranesi, Zebina (per lui poco male) , Trezeguet e Iaquinta su tutti. Se ci aggiungiamo l'azzardo di affidare la squadra ad un debuttante assoluto (Ferrara) , confidando nel Guardiolismo, che, ad inizio stagione, è stato molto di moda, e sommiamo il tutto con i proclami seguiti ai risultati delle prime giornate, abbiamo la formula del crac. A poco è servito l'ennesimo cambio in panchina (simbolo, anche questo, del malessere societario) con Zaccheroni, che, alla resa dei conti, ha fatto peggio di Ferrara.
Tra le poche soddisfazioni di quest'anno c'è stata la vittoria sull'Inter a Torino e sulla Roma all'Olimpico, con doppietta (illusoria) di Diego, colui che doveva essere e non è stato. Per quello che ha fatto vedere in Italia, sono scettico sulle sue possibilità di rilancio: credo di più in Melo, specie se gli affiancheranno un centrocampista che sa giocare la palla. Se poi, come sembra, verrà Delneri, sarà una Juve votata al 4-4-2, con pochi spazi per i trequartisti. Discorso che coinvolge anche Giovinco e, in parte, Candreva (anche se lui si sa adattare bene a coprire tutti i ruoli del centrocampo) .
Archiviata quest'annata fallimentare, si guarda già in avanti. A cominciare dalla presidenza, con l'arrivo di Andrea Agnelli, Beppe Marotta e la rescissione del contratto di Secco. Le premesse sono buone: più gente che capisce di calcio e meno colletti bianchi. Sul fronte squadra, mi dispiacerebbe da morire perdere Buffon. E' un controsenso, rinforzare la squadra cedendo il tuo giocatore più forte: era già successo con Zidane, ma era un'altra Juve.

Credo che vada fatta un po' di pulizia anche a livello di rosa, oltre che dirigenziale. Non ho mai capito a quali santi si sia rivolto Zebina, per non essere ancora stato cacciato, dopo tutti questi anni. Non è il solo a doversene andare: assieme a lui anche Cannavaro, Grosso, Grygera, Salihamidzic e Amauri. Spero che diano una bella ripulita, poi se ne potrà riparlare. Forse.