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mercoledì 4 settembre 2013

September

















September, andiamo. E' tempo di migrare. Un mix tra D'Annunzio e gli Earth Wind & Fire per inaugurare il nono mese dell'anno,    il meno amato dagli studenti e quindi anche da me, che sto per diventare un super-veterano universitario.
La stagione musicale volge al termine: quest'anno è stata veramente impegnativa, tra repertori da preparare, trasferte da affrontare e... discussioni da intavolare. Da una semplice frase, innocua nei contenuti, è scaturito un duro botta e risposta che mi ha visto protagonista e che ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che dentro i leoni talvolta si nascondono dei conigli (per evitare facili rime baciate) .


Dopo il recente acquisto della M3, trovata ad un prezzo stracciato e subito accaparrata (con buona pace della Triton, che dopo 12 anni si gode la meritata pensione) , il prossimo passo sarà dotarsi di un buon sistema in-ear, per non dover più dipendere dai fonici (alcuni dei quali sono braccia levate all'agricoltura) e preservare l'udito, bene quantomai prezioso per un "musicante" .
Se tutto andrà bene, me la sbrigherò entro fine mese. Seguiranno aggiornamenti ;-)

mercoledì 13 giugno 2012

Vasco manda a farsi fottere Maurizio Solieri

Ho letto quest'articolo di Massimo Poggini, che racconta di un botta e risposta pepatissimo tra Vasco Rossi e il suo chitarrista storico Maurizio Solieri. Roba da seguire seduti coi popcorn.

Una volta si diceva: i fatti separati dalle opinioni. E allora eccoli, i fatti: Maurizio Solieri qualche giorno fa, in occasione di una reunion della Steve Rogers Band avvenuta a Trezzo d’Adda, ha dichiarato a un quotidiano: «Con Vasco, con cui lavoro ancora così come il Gallo e Cucchia, non ci sono più rapporti di tipo umano, con l’ ingigantirsi della sua aura di artista la nostra relazione è diventata più professionale, nei periodi in cui si fanno le prove ci si rivede per un mese di fila, ma poi. È un anno che non lo sento». Apriti cielo! Stamattina Vasco ha replicato con un post sulla sua pagina Facebook, che inizia così: «Caro Solieri, ci conosciamo dal 77 quando, vestito con una giacca scozzese da impiegato bancario, e gli occhiali da vista neri, ti incontrai per la prima volta insieme a Sergio Silvestri… carissimo amico che era stato in collegio con me, aveva suonato la chitarra con me, era stato due anni a Londra e  aveva assimilato lo spirito inglese della musica, oltre che imparato l’inglese».

Va avanti per un po’ a ricostruire la storia, quindi, dopo un bel complimento, arrivano diverse stoccate: «Poi ti sentii suonare la chitarra una sera al bar e rimasi stupefatto. Suonavi esattamente come oggi. Ed è questo il punto caro Solieri. Da quando abbiamo cominciato nel 78 non sei cambiato di una virgola. Non sei cresciuto… non ti sei evoluto… non ti sei mai perfezionato e sei rimasto nel tuo mondo di assoli molto spettacolari ma poco precisi… e negli anni novanta sono arrivati quelli che non sbagliavano una nota… quelli come Stef. Dovevi essere tu Stef secondo me. Ma tu non lo ammettevi neanche. Ricordi le litigate per gli assoli da dividere e che la dura e spietata legge del rock non ammette ed è molto chiara. Chi suona meglio sta sul palco chi non tiene il passo e rimane indietro va a casa… e non sono io che lo decido. È la storia!… e benvenuto nello spietato e violento mondo del rock!
 
Poi sei sempre stato un fuoriclasse ma non sei diventato un professionista. Tu suoni solo come vuoi o puoi tu. Infatti non hai mai suonato con nessuno altro. Solo con me. E a un certo punto dopo aver scherzato giocato fatto cazzate di tutti i tipi o diventi un professionista o vai a casa. E io sono diventato un professionista. E ho imparato studiato cercando di migliorare… ti ricordi come cantavo nell’83… con te che suonavi a un volume altissimo, la batteria di Casini nei capelli. Ho dovuto imparare a cantare senza sentirmi. Oggi se mi sento troppo non mi trovo a mio agio.

Dici che ultimamente sembra sia incazzato con il mondo?… forse non sto bene? Ma vai a farti fottere anche te insieme a tutti gli altri.. Io incazzato lo sono stato sempre! Col mondo, con me e anche con te!… E non sono mai stato bene. Io sto male! Mi meraviglio che non tu l’abbia mai capito. Ma tu ascoltavi solo la tua chitarra e anche oggi in ogni intervista dimentichi che hai potuto esprimere il tuo talento solo grazie a me. Altrimenti dimmi con che gruppo avresti suonato? È ora che vi ricordiate ragazzi che io ho cominciato a scrivere le canzoni. Io ho cominciato ad andare davanti alla gente con la mia faccia e il mio nome. Io ho cominciato a cantarle e voi  eravate degli orchestrali e le vostre prime timide musiche che io vi ho consigliato di fare sulle quali io ho scritto le parole le ho fatte diventare vere le ho interpretate e le ho cantate le avete cominciate a scrivere molti anni dopo e comunque ho sempre fatto tutto io. Perché volevo che la musica di Vasco Rossi fosse varia. Eravate tutti sostituibili anche se per me eravate i migliori. L’unico insostituibile ero io. Questa è la realtà caro Solieri. Potevo prendere anche Riky Portera Ti ricordi? Era lui il chitarrista rock per eccellenza a quei tempi. Ti dirò di più da dieci anni, da quando è morto Massimo, io e Guido ogni volta che dobbiamo organizzare un tour e scegliere i musicisti ci dicevamo . ma Solieri. Lo lasciamo a casa? A noi serve un chitarrista ritmico non un altro solista rimasto negli anni ottanta. Poi alla fine per affetto per la storia per i fans decidevamo ogni anno di prenderti.

Questa è la verità caro Solieri. Io ti voglio molto bene. Però te l’ho detto. Se quando fai un’intervista sulla musica di Vasco Rossi sul suo mondo che poi è il tuo, riesci a non nominarmi mai, non cominci col dire che ringrazi il giorno che mi hai incontrato io che sono molto stanco della tua arroganza e della tua io ti restituisco tutto con questo mio documento che firmo e che pubblico.Dici che lavori ancora per me ma i nostri rapporti sono solo professionali? Ma è sempre stato così.  Perché lo dici oggi come fosse strano? Non ci siamo mai frequentati al di fuori del palco. Mai sentiti per mesi forse incontrati in qualche locale ubriachi, ma mai visti per anni… solo durante i concerti, sul palco, diventiamo fratelli compagni complici più che amici un gruppo rock che suona e fa della musica».

Ecco i fatti, ognuno è libero di pensarla come gli pare. Io mi astengo dal commentare, anche perché avendo scritto una biografia di Ligabue ed essendo il coautore di Questa sera rock’n’roll, l’autobiografia di Maurizio Solieri, sono fortemente a rischio di anatemi. Ed essendoci già passato un annetto fa, so che alcuni fan non ci vanno giù leggeri. «Ti auguro di morire di un cancro al cervello», mi scisse uno…

Allora, sempre per la serie i fatti separati dalle opinioni, concludo con un pensierino che apparentemente non c’entra niente. In questi giorni si è molto parlato di un certo Bruce Springsteen. Al suo fianco da sempre c’è un chitarrista bravo ma non straordinario sotto l’aspetto tecnico. Si chiama Little Steven… Ve lo immaginate il “Boss” che gli spara addosso? Sarà un caso se a 62 anni suonati è riuscito a fare 10 ore e mezzo di musica da sballo in tre concerti?

venerdì 17 febbraio 2012

Inquinamento e sovraffollamento

Che delusione... anche quei pochi locali che organizzavano delle serate musicali alternative (che non necessariamente significa originali, ma solo "diverse" - non suonano sempre gli stessi -) si piegano alla logica della grande distribuzione, andando a pescare nel torbido mare della mafia musicale, dei soliti noti, di quelli che infilano il naso ovunque e comunque, di quelli che ti soffiano il posto anche se tu venivi prima di loro.
Sinceramente, faccio fatica a comprendere come la gente possa apprezzare certa musica, che gli viene propinata a intervalli regolari: non c'è modo di scappare! Uscire in un locale di musica dal vivo, significa imbattersi periodicamente nei gruppi "x" , "y" o "z", che, a turno, offrono i loro spettacoli desolanti e, tra una (auto)celebrazione e l'altra, ti affossano per evitare che tu, musicista, possa solo sperare di competere con loro. Che poi, la competizione, mica la mettono sul piano tecnico. Anzi, spesso, sotto quell'aspetto, sono alquanto deficitari. Loro sono maestri di conoscenze, promesse, favori, amicizie, inciuci e chi più ne ha più ne metta. Così, capita che a capodanno uno debba suonare in un determinato luogo, che prenda accordi in tal senso con l'organizzatore, che rinunci ad altre offerte perché ha già preso l'impegno, e poi... arriva mister "x" e la tua serata se ne va a puttane: deve suonare lui.
Per questo mi girano le palle: un tempo, frequentando certi locali, ero sicuro che avrei potuto incontrare perfino i peggiori musicisti del pianeta, ma mai i soliti pescecani che fanno la lotta per 50€ (alla fine di quello si tratta) . Apprendo con rammarico che mi sbagliavo.

Aggiungo anche che il mestiere di musicista, fatto a questi livelli, è una merda. Una vera guerra fra poveri, dove se cerchi di alzare la testa, ti affossano 100 metri sottoterra, tra una I Will Survive e l'altra.

venerdì 14 ottobre 2011

Una boiata pazzesca

Date le recenti dichiarazioni del ministro della giustizia Nitto Palma, circa la responsabilità civile dei giudici, che dovrebbero "pagare i loro errori" , segnalo un articolo del grande Bruno Tinti, ex magistrato e persona che ha il raro dono di fare degli esempi.
Sempre più spesso si sente dire che i giudici commettono errori e restano impuniti: secondo queste persone, l'errore sorgerebbe quando una sentenza di primo grado verrebbe successivamente ribaltata (in appello o in cassazione) . Quello che sfugge ai più (o che non viene detto) è che il giudice decide secondo coscienza; che un ribaltamento non sta a significare che la decisione precedente sia sbagliata e che l'ultima in ordine di tempo sia giusta; che l'ultima sentenza emessa non ha un valore intrinsecamente superiore alle altre; che l'accettazione del grado più alto di giudizio è una convenzione sociale (altrimenti, per ciascuno varrebbe la sentenza a lui più favorevole) ; e soprattutto che una legge sulla responsabilità civile dei giudici esiste già dal 1988, e dice che il cittadino vittima di provvedimenti giudiziari causati da:

  1. una grave violazione di legge
  2. l'affermazione di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del processo
  3. la negazione di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente dagli atti del processo
  4. l'emissione di un provvedimento concernente la libertà della persona fuori dai casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione
  5. diniego di giustizia (omissioni o ritardi ingiustificati nelle sentenze o in altri provvedimenti)

ha diritto al risarcimento del danno, che avviene in modo indiretto. Lo Stato risarcisce il cittadino, e poi si rivale sul magistrato, ma solo per una cifra che non superi il terzo del suo stipendio annuale.

Fatte queste precisazioni, ecco l'articolo di Tinti:

Il dubbio è se ci fanno o ci sono. Voglio dire: pensano davvero che l’imputato riconosciuto innocente in Appello dopo che pm, gip e Tribunale lo hanno intercettato, messo in prigione e condannato, abbia diritto a un risarcimento del danno? Oppure tutto questo casino sulla responsabilità civile dei giudici “che sbagliano” è fatto perché il boss, per l’ennesima volta, è processato per gravi reati e rischia la prigione? La risposta è sì e no. Gente come Santanché e Gasparri probabilmente lo pensa davvero; ma siccome non sanno quello che pensano (almeno in questa materia), la cosa non ha importanza. Gente come Alfano e Ghedini lo sa benissimo che si tratta di stupidaggini; ma B. è alle corde e qualcosa si devono inventare. E questo sì che ha importanza. Perché il problema è serio: se ci riescono a fare questa cosa, di processi se ne faranno proprio pochi.

Proviamo con gli esempi, visto che di chiacchiere ce ne sono state a tonnellate. Rapina alle poste; due testimoni vedono in faccia il rapinatore e in questura lo riconoscono su foto segnaletica: è Pippo, già condannato 3 volte per lo stesso reato. Il pm chiede la cattura al gip che è d’accordo; così, dopo un paio di mesi, Pippo finisce in prigione. Dice che è innocente e che il giorno della rapina, il 25 marzo, lui era in Spagna, a Marbella, insieme con la sua fidanzata Lucia. Rogatoria estera; al giudice spagnolo la ragazza dice che è proprio vero, il 25 marzo stavano insieme. “Siamo andati a Porto Banus, poi abbiamo mangiato a La Moraga, poi siamo andati a fare compere al Corte Inglès, poi siamo andati a giocare a tennis al circolo di Manolo Santana e poi abbiamo cenato lì.” Il giudice chiede da quanti giorni Pippo era a Marbella. “Eh, 2 o 3”. “E il giorno prima, il 24 marzo, cosa avete fatto?” “Eh, boh, cioè, non so. Ah sì, siamo stati al mare.” “Al mare dove? Nikki Beach? Playa Fantastica?” “Mah, al mare, adesso non mi ricordo.” “Tutto il giorno?” “Beh no, poi siamo andati a fare compere.” “Dove?” “Mhhh” “E il giorno dopo, il 26 marzo?” “Ma insomma, adesso non mi ricordo, e poi che c’entra con la rapina?” Il Pm non crede a Lucia, crede ai testimoni che hanno riconosciuto Pippo e chiede il rinvio a giudizio; il Gip la pensa come il Pm e anche il Tribunale: 5 anni di prigione. In Appello l’avvocato di Pippo dice che Lucia ha importanti rivelazioni da fare (in Tribunale non è stata sentita, era irreperibile e quindi sono state accettate come prova le dichiarazioni rese in Spagna). E Lucia spiega tutte quelle cose che prima non ricordava. Tutto racconta, per filo e per segno. La Corte d’Appello ci crede e assolve Pippo.

Bene. Errore dei primi giudici? Responsabilità civile? Risarcimento del danno? Ma mi facci il piacere! come diceva Totò. Ma Pippo è innocente, è stato assolto, si è fatto la prigione inutilmente, è un errore giudiziario! Vero è: c’è stato un errore giudiziario. Ma quando? In Tribunale o in Appello? E comunque, qual è stato l’errore dei giudici? Credere ai testimoni e non a Lucia? O credere a Lucia e non ai testimoni? Chi può saperlo? Sì, ma questo è un esempio fuorviante, fatto apposta per turlupinare gente che non sa niente di legge. Va bene; allora proviamo con un altro.

B. è processato per prostituzione minorile: si è accoppiato con Ruby quando questa aveva 17 anni; così dice l’accusa. Le prove? soldi a sfascio da B. a Ruby; frequentazione notturna di Ruby nella casa di B.; contesto (il contesto è importante, anche per legittimare le bestemmie; figuriamoci per valutare se Arcore era trasformato periodicamente in un casino oppure no) di spogliarelli, lap dance, bunga bunga e allusioni, ricatti e minacce da parte delle puttane. I documenti di Ruby dicono che è minorenne. Secondo le intercettazioni lo sapevano tutti. Mettiamo che in Tribunale salti fuori che, in un ufficietto di un paesino del basso Marocco, è stato trovato un registro da cui risulta che Ruby è più vecchia di 2 anni: in tutti gli atti e documenti ufficiali Ruby è nata nel 1994; ma lì, nel registro del paesino, no, lì è nata nel 1992. Il Tribunale non ci crede a questo registro e ficca a B. un paio d’anni di galera. In Appello invece ci credono. E allora? Chi ha ragione? Tribunale o Corte d’Appello? E chi condanniamo al risarcimento del danno, i primi giudici o i secondi?

Lo vedete che questa storia della responsabilità civile è una bufala? Ma ci saranno casi in cui i giudici commettono errori veri (quelli paragonabili alla pinza che il chirurgo ti lascia nella pancia)? E come no! Per esempio potrebbe essere stata intercettata una telefonata tra B e Fede. B: “Sai quella Ruby che hai portato ieri a cena? M’attizza da morire. Però, già ho passato un sacco di guai con Noemi, qui voglio andare sul sicuro. 18 anni li ha compiuti? Garantisci tu?” Fede: “Vai tranquillo, ho visto i documenti; 24 anni ha, un fiore”. Ecco, se, senza valutare affatto questa conversazione, facendo come se non ci fosse mai stata, il Tribunale condannasse B.; allora sìche i giudici sarebbero civilmente responsabili.

Casi rari, ma succedono. E infatti c’è una legge, la n. 117 del 1988 che se ne occupa: se un giudice commette un errore (ma un errore vero, non una valutazione giuridica o fattuale diversa da quella di un altro giudice) deve risarcire il danno. Con due caratteristiche particolari, una giusta e una sbagliata. Quella giusta: il danneggiato chiede il risarcimento allo Stato che poi se lo fa restituire dal giudice. È un bene: così è sicuro di prendere i suoi soldi; un giudice nullatenente potrebbe anche essere condannato ma il danno non lo risarcirebbe mai. Quella sbagliata: il giudice restituisce allo Stato al massimo una somma pari a un terzo del suo stipendio annuale. Perché questa limitazione? Se ha sbagliato paghi per intero.

Ho detto che il problema è serio. Provate a pensarci: vi piacerebbe decidere sapendo che, se un vostro collega in Appello o in Cassazione, la pensa diversamente da voi, c’è sempre qualcuno che vi può chiedere un sacco di soldi? L’imputato, in caso di condanna, assoluzione; la parte offesa, in caso di assoluzione, condanna. Ci sono tanti altri modi di guadagnarsi la vita!

venerdì 30 settembre 2011

Fuckoltà

Questa minchia di università mi sta ciucciando praticamente tutto il tempo libero, tra lezioni, seminari, esercitazioni... spero, a breve, di avere un po' più di tempo per aggiornare il blog.
Per adesso vorrei solo porre una questione: perché certi professori, per scrivere una frase semplice come "sto andando al cesso" , condiscono il discorso di aggiunte ridondanti, trasformandola in qualcosa del tipo "colto improvvisamente da stimolo biologico, mi dirigo con fare deambulante al servizio igienico, con movimento alternato di gambe e piedi, gesto motorio appreso nei primi momenti dell'infanzia, periodo della vita in cui, per ovvie deficienze di autosufficienza, l'opus sottinteso di cui ad inizio frase, veniva espletato con dei particolari tipi di mutanda, volgarmente noti come pannolini" ?

E sono stato anche sintetico...

venerdì 8 luglio 2011

Libertà e giornalismo

Leggo su internet un articolo, a firma di Giampiero Mughini, intitolato: " Un giornalista completamente libero? Non l'ho mai conosciuto." Il caro bianconero dice questo:


La mattina di gennaio del 1990 in cui arrivò la notizia che Silvio Berlusconi era divenuto il nuovo proprietario della Mondadori, dopo aver rovesciato la proprietà precedente il cui asse era Carlo De Benedetti, stavo alla redazione romana di "Panorama", il settimanale che faceva da gioiello della Mondadori. A quel tempo Panorama era un giornale formidabile, autorevole, un pozzo di denari quanto a raccolta pubblicitaria. Chi diventava padrone della Mondadori già con Panorama faceva un affarone, e quanto a efficacia politica del giornale e quanto al suo bilancio splendidamente attivo. Merito del direttore, Claudio Rinaldi, che è morto di sclerosi a placche nel luglio 2007 e che è stato il migliore giornalista italiano della mia generazione. Era stato lui ad assumermi, nel novembre 1987. Non che andassimo completamente d'accordo; lui prendeva a sganassoni Bettino Craxi tutte le volte che poteva, a me invece piaceva molto il Craxi che aveva dato un ruolo nuovo al Partito socialista italiano, che prima di lui s'era ridotto a fare da scendiletto al più acclamato Pci d'Europa. Rinaldi era duro, leale, bravissimo: di certo non avrei potuto scrivere a vantaggio di Craxi sul suo giornale.

Non ero completamente "libero"? Che stupidaggini. Nessun giornalista lo è al cento per cento. Lo è sino a un certo punto, compatibilmente con il giornale in cui lavora, e dunque con il direttore cui spetta l'ultima parola, e dunque con il pubblico cui quel giornale si rivolge. Claudio (e così tutto il suo stato maggiore, tutti bravissimi giornalisti e tutti miei amici) erano instancabilmente anti-craxiani, instancabilmente anti-berlusconiani, e benché Berlusconi fosse un azionista importante della Mondadori. Senza il suo arrivo la casa editrice di Segrate, annichilita dalle perdite sopportate nell'avventura televisiva di Rete4, sarebbe andata gambe all'aria.

Berlusconi mordeva il freno. Lo seccava averci messo tanti soldi e continuare a prendere colpi in faccia tanto da Panorama che da Repubblica (di cui Mondadori aveva il 50 per cento). Era solito dire che aveva l'impressione di stare seduto nei sedili posteriori di un'auto e che invece lui voleva sedere almeno accanto al guidatore. Quando lui ebbe il sopravvento nella lotta proprietaria, immediatamente Rinaldi si dimise. Al suo posto venne Andrea Monti, che per alcuni anni è riuscito a fare un giornale che non lo portava scritto in ogni sua pagina l'essere di proprietà di Berlusconi. Dopo di lui sono venuti dei direttori (alcuni ottimi) che hanno fatto di Panorama un'arma a tracolla del fronte pro-Berlusconi.

E comunque i settimanali di notizie e di opinioni sono in coma da parecchi anni, e questo vale tanto per Panorama che per L'Espresso (adesso diretto dall'ottimo Bruno Manfellotto). Era successo intanto che metà Mondadori fosse andata a Berlusconi e metà a De Benedetti. E' successo che uno dei giudici che aveva dato ragione a Berlusconi sia stato condannato per corruzione da parte dell'avvocato di fiducia di Berlusconi, Cesare Previti. E' successo che in fatto di risarcimento civile, un tribunale di primo grado ha condannato le aziende di proprietà di Berlusconi a un maxirisarcimento di 750 milioni di euro a favore di De Benedetti, che nella sentenza d'appello (arriva in questi giorni) scenderanno probabilmente a poco meno di 500. E questa volta la famiglia Berlusconi li dovrà pagare.

Ma torniamo al cuore di questa mia noterella. E cioè se siano mai esistiti giornalisti completamente "liberi", gente che si alza al mattino e scrive quello che vuole e come vuole e quando vuole. Questo non era minimamente possibile né nel Panorama diretto da Rinaldi né tantomeno nel Panorama accesamente filoberlusconiano degli anni successivi. Ciascuno di noi sa di avere una libertà limitata, l'importante è che entro a quella libertà militata non ci sia nessuno che possa alterare una tua virgola. A me è successo solo una volta, e le mura della redazione romana di Panorama stanno ancora tremando delle mie urla. So quello che posso scrivere e so benissimo quello che non posso scrivere, ma se mi toccate una virgola faccio cadere il mondo.

Se questo è vero per la carta stampata, lo è cento volte di più per la televisione. Mi ha lasciato di stucco il cattivo gusto di Michele Santoro (soprannominato non a caso "Gigi er Bullo"da Beniamino Placido) che s'è scaraventato con tutta la sua furia contro Enrico Mentana, accusandolo di essere "diversamente libero" da lui, e cioè non veramente "libero" quanto lo è lui. Sono polemiche grottesche. Ciascuno ha la sua quota di libertà e quella usa; l'importante è che non si spacci per quello che non è. E dato che stiamo parlando di televisione, Santoro è entrato a Rai3 perché era un funzionario del partito comunista e Rai3 spettava ai comunisti. Ha avuto come suo mentore Sandro Curzi, un giornalista comunista tanto simpatico sul piano umano quanto accanitamente fazioso. Ha poi fatto il direttore d'orchestra (bravissimo) di trasmissioni televisive pazzescamente partigiane e di cui qualcuno ha detto che portavano voti a Berlusconi, da quanto erano faziose. Estromesso (ingiustamente) dalla Rai, Santoro è andato a fare l'europarlamentare del Pci. Poi è tornato in Rai, grazie a una sentenza. Che c'entra in tutto questo la libertà, l'indipendenza? Detto questo, faccio a Santoro mille auguri per il suo lavoro futuro.

Quanto a Mentana, che conosco da quando era un adolescente, lui è entrato in Rai perché gradito al Psi craxiano. Così funziona. Poi è stato una caterva di anni alla Fininvest, dove ha avuto tutti gli onori del caso. Beninteso, è stato bravissimo nel non mettersi mai a scodinzolare innanzi a Berlusconi, come facevano tanti dei giornallisti che prendono la paga dalla famiglia Berlusconi. Una volta che aveva tirato troppo la corda (e non per motivi di "libertà", che non c'entra niente), è stato congedato dalla Fininvest. Quando l'ho incontrato, gliel'ho detto che nella circostanza lui non aveva avuto ragione. Dopo un anno di purgatorio s'è messo a dirigere da par suo (è uno che ha la televisione nel sangue) il telegiornale della Sette. Il telegiornale che io guardo ogni sera, e non vedo come potrei fare diversamente. Perché Enrico non è "Nè di qua né di là". Esattamente come il titolo di queste mie noterelle.

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Caro Mughini, mi stavi simpatico (anche se non sempre) quando parlavi di calcio a Controcampo, ma stavolta l'hai sparata grossa. Non hai mai conosciuto gente come Giorgio Bocca? Pensi che un giornalista come Enzo Biagi avesse una libertà limitata? Che lo avessero cacciato dalla RAI proprio perché non fosse uno libero, e come tale scomodo? Credi che Marco Travaglio debba chiedere il permesso a qualcuno per scrivere sul suo giornale? Mai sentito nominare un certo Indro Montanelli? No, così, giusto per fare un nome che sia uno...

sabato 14 maggio 2011

Anni persi

La colonna sonora della nostra vita. Se, giorno per giorno, dovessimo scegliere una canzone che ci rappresentasse in quel dato momento, la mia odierna sarebbe Wasted Years, degli Iron Maiden.

Per tutta la pazienza che ci metto, magari, un giorno, mi faranno santo. Anzi, è meglio di no. Meglio che facciano dannati gli altri.


lunedì 28 marzo 2011

Piccole considerazioni del lunedì

Probabilmente sono uno antico, anzi, antichissimo... mi sento come Winston Smith in "1984" di Orwell: un po' pesce fuor d'acqua, un po' convinto che, le cose, dovrebbero andare diversamente dal modo in cui alcuni personaggi le fanno andare. Penso che, quando qualcuno ti invita a cena, lo fa perché ha piacere ad averti come ospite, e come tale ti aspetti d'essere trattato. Ora, invece, qualcuno vorrebbe farmi recitare la parte della pietanza, asserendo che sia un grande prestigio, quello di essere mangiato da certi commensali. No, grazie... non è così che funziona. Quello che mi dà più da pensare è che tanta gente si mostra compiacente con questo sistema, illusa di vedere la luce un po' più da vicino. Cosa avete da dare? E' necessario apparire a tutti i costi? Svendersi? Sveglia... aprire gli occhi, e imparare a chiamare le cose col proprio nome. In questo caso, si chiama sfruttamento.

martedì 3 agosto 2010

La gente ha patate in testa...

Più passa il tempo, più mi stupisco di come il cervello della gente subisca una costante quanto inarrestabile involuzione. Non so quali siano le cause di questo regredire: il Grande Fratello, Velone, Amici di Maria, il tg5, la crisi economica, l'analfabetismo, le cadute dal seggiolone o altri traumi infantili. Fatto sta che certe persone hanno una soglia di comprensibilità dei discorsi che rasenta lo 0% , e così può anche capitare di ricevere una telefonata dove il nostro interlocutore (alias acquirente) si lamenta, e non poco, per la "sorpresa" di dover pagare la bellezza di 40 € in più rispetto a quanto (da lui) preventivato, per l'acquisto di un Hammond XB-1, che il sottoscritto gli ha venduto (ma, dato il prezzo, sarebbe meglio dire regalato) . Tutto perché quando parlo, gli altri chiudono le orecchie, o fanno finta di non ascoltare.

E' successo che ho venduto il mio vecchio clone Hammond, accordandomi con l'acquirente, un picciotto Palermitano, per un dato prezzo. Il picciotto, in realtà, ha svolto un ruolo marginale nella trattativa, che si è svolta quasi interamente con la sua mamma. L'accordo comprendeva che le spese di spedizione sarebbero state a carico dell'acquirente. Spese che ammontavano ad un totale di 50 €: 40 per l'imballaggio e la spedizione, 10 per il contrassegno. Questo è stato quello che ho detto. La signora, invece, ha capito che avrebbe dovuto spendere 10 € di spedizione. E basta. Sti cazzi, ci aggiungo io!!! Eppure ero stato chiarissimo, sia al telefono, sia via mail, sia nell'annuncio, dove specificavo ogni dettaglio della vendita. Nonostante tutto, sono riuscito ad essere "poco chiaro" e a non farmi capire fino in fondo, tanto da ricevere le lamentele di tutta la famiglia siciliana. Niente minacce mafiose, per fortuna...
Ora, dico io, come si può essere poco chiari, se l'acquirente dice di accollarsi le spese di spedizione, e io gli rispondo che le spese di spedizione ammontano a 40 € + 10 € di contrassegno? Cosa c'è di poco chiaro in questo? Forse serviva un disegnino? Allora si che tutto si sarebbe trasformato in un affare misterioso, dato che disegno da cani...

Ad ogni modo, la vendita è andata a buon fine, ma quanta fatica per sopportare certe "incomprensioni" ...