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venerdì 10 ottobre 2014

SIAE o non SIAE?

Recentemente ho composto una canzone e mi sono informato sulle possibilità offerte dalla Società Italiana Autori ed Editori, ovvero la SIAE, circa la tutela accordata agli iscritti. Ne è venuto fuori un quadretto interessante.

Innanzitutto, precisiamo che cos'è la SIAE: è un ente pubblico economico a base associativa, che si occupa di fare da intermediario per la gestione dei diritti d'autore. In particolare, la SIAE riscuote i proventi che ci spettano quando le nostre opere vengono eseguite, commercializzate, ecc. , dopodiché li ripartisce tra gli aventi diritto.

Questi servizi vengono svolti di fronte al pagamento di una quota d'iscrizione che si rinnova annualmente (il rinnovo è automatico, la lettera di dimissioni deve pervenire almeno tre mesi prima della scadenza) e che, per gli artisti, si aggira attorno ai 150€, più una tassa di circa 130€, da pagare in caso di prima iscrizione.

Il deposito di ogni opera costa 65€, che diventano 132€ se si è autori non associati alla SIAE.
Il deposito vale per cinque anni e può essere rinnovato alla scadenza per un uguale periodo.
Il deposito (tenetevi forte!) non dà alcun diritto per acquisire la qualità di associato alla SIAE o per la tutela dell’opera da parte della Società, che non ha alcun compito di lettura, giudizio o collocamento del lavoro depositato, né alcuna responsabilità per eventuali plagi o utilizzazioni illecite.

In pratica, se qualcuno commettesse un plagio o utilizzasse in modo illecito una delle nostre opere, la SIAE non ci offrirebbe alcun tipo di tutela (ovvero, ci si paga l'avvocato da soli e si va in causa) .
Qual è, allora, l'utilità del deposito SIAE

Dal punto di vista della tutela dell'opera, il deposito vale come prova di anteriorità, ovvero come sistema che permette al legittimo autore di dimostrare di essere arrivato prima di tutti gli altri pretendenti, che intendano spacciare per loro una sua opera.

Questo sistema è una semplice precauzione, che serve solo a darci uno strumento di prova in più in caso di controversia sulla paternità. Non fa nascere il diritto d'autore sull'opera
Secondo quanto previsto dall'art. 6 della legge 633/41, il diritto sorge al momento della creazione dell'opera.

Detto anche che l'iscrizione alla SIAE non è obbligatoria per legge (in teoria, ogni artista potrebbe gestire autonomamente i propri diritti d'autore, senza ricorrere ad un ente) , c'è da chiedersi se esistano alternative, più economiche rispetto al deposito, che provino la paternità di un'opera. La risposta è affermativa.

Ne esistono diverse, come l'autoinvio di un messaggio PEC (posta elettronica certificata) che contenga in allegato l'opera da datare; oppure l'utilizzo di servizi (gratuiti!) come Patamu (che ho scelto anch'io), che applicano una marcatura temporale ai nostri file, e che permettono quindi di dimostrarne l'avvenuta esistenza in una determinata data ed ora.

In chiusura, un servizio/inchiesta (vecchio, ma non troppo) di Report, dedicato alla SIAE
Dura un'oretta, ma è molto interessante e anche molto attuale. Curiosa la testimonianza di Gino Paoli, che nel frattempo ne è diventato presidente.


domenica 21 aprile 2013

Gerontocrazia

















Non scrivo da un po', combattuto tra i tanti impegni e la pigrizia congenita. Molte cose sono successe in questi mesi, ma mai mi sarei aspettato di dover aggiornare/rimuovere il papabanner. Diavolo di un Ratzinger.

A parte questo, all'indomani dell'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, non posso che applaudire alla scelta operata dal Parlamento, che, in un momento così difficile della storia del nostro Paese, mostra unità d'intenti, lungimiranza e senso civico . Spiego subito perché:

  1. In completa coerenza con quanto ha sempre sostenuto (smacchieremo il giaguaro, ecc. ecc.) , il PD stringe un accordo con il PDL per la candidatura di Franco Marini. Questo provoca una frattura all'interno del PD stesso, che altro non rappresenta se non la fine di Bersani e della sua leadership, che sta a lui come la castità sta a Rocco Siffredi (peraltro votato da qualche buontempone. Ma si: allegria! Tanto è tutto un gioco) .
  2. Dopo il primo fallimento e l'orripilante idea di proporre "Max the fox" D'Alema come alternativa condivisa, la scelta vira su Romano Prodi, che, intervistato qualche giorno prima, affermava di essere ormai fuori dai giochi della politica. Infatti i suoi lo fanno fuori stricto sensu, tanto per trasferire sul piano concreto le sue dichiarazioni. 
  3. A questo punto rimarrebbe Stefano Rodotà, uomo gradito ai Grillini, che promettono di votare la fiducia ad un governo PD, qualora si converga sulla figura dell'ex Garante della privacy. Rodotà è uomo di sinistra, persona autorevole, giurista di caratura internazionale, figura che dovrebbe incontrare un consenso bipartisan, per altro incentivato dalla proposta del voto di fiducia. Sembrerebbe la scelta più logica: invece cosa combinano PD e PDL? Vanno in processione al Quirinale. Obiettivo? Napolitano.
  4. Ed è così che, per il bene del Paese ("una responsabilità a cui non mi posso sottrarre") il prossimo ottantottenne Giorgio Napolitano, Presidente uscente, in barba alla prassi costituzionale che non prevede un secondo mandato, accetta il reincarico per altri sette anni, ovvero fino a quando ne avrà novantacinque. Un giovinetto, sostenuto da chi fino all'altro ieri gli dava del comunista, dell'uomo di parte, del nonno da salotto. Ma è tutto passato, in nome dell'Italia e degli italiani. E dei partiti.

Articolo 87, comma I, della Costituzione della Repubblica italiana:
Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.

Siamo rappresentati da un ottantottenne con un piede nella fossa. Come cantavano gli Area: Gerontocrazia.

martedì 9 ottobre 2012

Quello che mi (ci) aspetta

Leggevo un articolo intitolato "Giovani avvocati, lo schiavismo del nuovo millennio" , e mi sono cadute le palle in terra.
Niente di nuovo per i tempi attuali, solo un assaggio di vita reale, tanto per ricordare il futuro a chi, dopo anni di sacrifici suoi e (quando va bene) della sua famiglia, ottiene il tanto agognato pezzo di carta, e festeggia.

Non sono un prossimo laureato (ce ne vuole, ce ne vuole), ma già da adesso non ho alcuna voglia di festeggiare.

Esperienze personali:



FRANCESCA: LA MATERNITA’? SOLO DUE SETTIMANE. Mi chiamo Francesca, ho 33 anni e sono avvocato. Lavoro per uno dei più importanti studi di Napoli da oltre otto anni, cinque giorni la settimana, 12 mesi l’anno perché anche ad agosto lo studio è aperto per due settimane. Mai pagato il mese di agosto perché tanto non si fa niente… Trasferte in giro per i tribunali della Campania a dir poco sottopagate, ma il bello deve ancora venire! Rimango incinta, lavoro fino al giorno prima del parto oberata di adempimenti ed udienze, partorisco e dopo due settimane sono di nuovo al lavoro dopo molteplici chiamate, 2 giorni la settimana. Quando ritorno a lavorare a pieno regime sapete quanto mi viene offerto per i quattro mesi in cui ho lavorato ‘a mezzo servizio’? Cinquecento euro fatturati per quattro mesi, due volte la settimana per 8 ore ciascuna ovvero 0,5 centesimi l’ora quando una cameriera ne guadagna 8 l’ora senza laurea, master, specializzazioni e soprattutto Cassa forense da pagare. Questo è il magico mondo del lavoro che la nostra generazione ha di fronte e che diversamente dagli spagnoli subiamo senza in alcun modo reagire!


DANIELE, UNA MULTA PER OGNI ERRORE. Sono un giovane di 27 anni che a Dicembre proverà per la prima volta l’esame di abilitazione alla professione forense. All’inizio ho svolto la pratica in un piccolo studio, orario di ufficio, niente paga. Dopo 6 mesi ho iniziato a percepire qualcosa (130,00€ al mese) che piano piano è aumentato a 300,00. Fortunato?! Non proprio!. Se sbagliavo un atto o una lettera veniva scalata una “multa” dal mio stipendio. Ovviamente dovevo svolgere tutta la cancelleria, redigere atti, andare in posta, alle notifiche (alle 6 di mattina in coda dinanzi all’Unep competente), preparare le fatture e altro. Inoltre, dovevo gestire lo studio durante le “ferie” del dominus. Il mio cellulare era diventato un call-center, chiamate a tutte le ore (dopo il lavoro) e chissenefrega se ero a cena con la morosa o amici. Dovevo essere sempre reperibile, manco fossi un ingegnere nucleare!!!!. Un giorno il mio dominus si accorge che è stato smarrito un mini scanner (valore 130 ,00 € più iva), e si ricorda che 3 settimane prima lo aveva dato a me! Conclusione ho dovuto ricomprarlo (IVA compresa, ma il professionista non la scarica?!). Infine dulcis in fundo. il 29 dicembre 2011 (durante le festività natalizie) vengo lasciato a casa alle ore 22.00 tramite un sms perché mi sono rifiutato di recarmi in Tribunale a depositare un atto (non urgente) la mattina dopo, rendondomi disponibilissimo a depositarlo il lunedì successivo. Causa questa mia grande mancanza il mio dominus ha dovuto ritardare la partenza per la sua settimana bianca di 4 ore!!!!! Finita qui?! Assolutamente no!!! Nonostante la conclusione del rapporto di praticantato ho dovuto litigare ferocemente per ottenere la firma sul libretto.


ARIANNA: “PRATICA LEGALE, SCHIAVISMO DEL NUOVO MILLENNIO”. Sono Arianna, 27 anni, laurea triennale in scienze giuridiche europee e transnazionali, laurea specialistica in giurisprudenza a Bologna, entrambe nei tempi e con voti oltre il 100. Un’esperienza Erasmus in Germania e un master internazionale in proprietà industriale in Italia. Parlo correntemente inglese e tedesco, ho già lavorato durante l’università per non essere totalmente a carico dei miei. Dopo la laurea mi sono trovata a fare i due anni di schiavismo del nuovo millennio altrimenti definiti pratica forense. Non ho imparato a scrivere. Ma ho imparato a rispondere al telefono, fare fotocopie fronte/retro, litigare in cancelleria, depositare a tempo record, liquidare i clienti che il dominus non voleva ricevere, tanto da trovarmi talvolta anche in situazioni poco piacevoli. Il tutto gratis per due anni, sentendomi dire che nonostante lavorassi gratis per 10 ore al giorno non facevo abbastanza. Quest’anno ho l’esame di Stato, lo faccio perché voglio il titolo, ma vi potete scordare che io vada a fare l’avvocato in qualche studio. Piuttosto vado a fare qualsiasi altro lavoro, pagato (anche poco), ma perlomeno dignitoso. Forse all’estero sapranno apprezzare e ricompensare la mia professonalità e la mia preparazione. Questo sistema non funziona e fra 10 anni questo paese si accorgerà di aver perso tante occasioni quanti siamo noi giovani che ce ne andiamo disgustati da una classe politica che pensa solo al breve periodo e non è capace di guardare al futuro. Mi dispiace, ma non intendo contribuire a pagare la pensione a quelli che oggi non fanno che trattarci come schiavi.


MARCO, PAGATO DALLO STATO 36 CENTESIMI L’ORA. Mi sono laureato con lode in Giurisprudenza a 24 anni, 6 mesi e 15 giorni, in meno dei cinque anni previsti, a luglio 2009. Da dicembre 2008, però, avevo iniziato la pratica notarile, con l’intenzione di diventare notaio: attività che si è protratta per 18 mesi, fino a luglio 2010, senza rimborso spese alcuno. Da settembre 2010 ad oggi, ormai 27enne, sono stato praticante avvocato presso l’ufficio legale di una Pubblica Amministrazione: l’orario richiesto è quello d’ufficio, peraltro flessibile – e dunque molto più favorevole di quello cui devono sottostare la maggior parte dei praticanti avvocati – ma il rimborso spese è di 250 euro mensili, versati con cadenza trimestrale, non regolare. Dunque ogni tre mesi arrivano 750 Euro: calcolando 35 ore lavorative settimanali per 5 giorni alla settimana e 20 giorni lavorativi mensili, fa 0,36 euro l’ora (35×5=175 ore settimanali; 175×4=700 ore mensili; 250:700= 0,3571429 Euro l’ora). Sono così fortunato da avere alle spalle una famiglia economicamente solida, che mi sostenta interamente, ma mi chiedo quali prospettive riservi per il futuro un simile sistema, non solo a me, ma anche ad altri meno fortunati. Resta la sconcertante constatazione che la provenienza di censo è (ri)diventata determinante nel decidere cosa uno potrà o non potrà fare nella vita, e realizzarlo non è piacevole nemmeno per chi, pur nato “dalla parte giusta”, ha sete di giustizia, soprattutto sociale.


ANTONELLA, CON REGOLARE CONTRATTO: MAI RISPETTATO. Sono Antonella, ventiquattro anni e vi scrivo da Reggio Calabria. La mia condizione lavorativa è apparentemente discreta, infatti lavoro come segretaria in uno studio legale da ben cinque anni, regolarmente assunta con contratto a tempo indeterminato. Dietro questo contratto si celano delle condizioni che vanno ben oltre la precarietà: stipendio al di sotto del minimo sindacale per lo svolgimento del doppio delle ore previste dal contratto (400 € per 8 ore di lavoro al giorno), straordinari non retribuiti, 15 giorni di ferie l’anno su quattro settimane previste dalla legge e zero pretese per non perdere il posto. Aggiungiamo il fatto che mi ritrovo a pagare tasse e a subire costi rapportati a un reddito che non percepisco realmente. Queste sono le condizioni a cui oggi è possibile trovare un posto di lavoro. Ed è questo il motivo per cui non si può dar torto a quei giovani che valutano e optano per l’idea di rimanere a casa dai genitori. Io non ce l’ho avuta la possibilità di scegliere quest’alternativa, sono costretta a procurarmi un sostentamento, sono costretta quindi ad accettare le suddette misere condizioni.


Fonte: ilfattoquotidiano.it

domenica 13 novembre 2011

Fuori dai coglioni

L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni.

A dire queste parole fu il grande Indro Montanelli, ben dieci anni fa. Chissà cosa avrebbe pensato oggi, se fosse stato ancora in vita. Scene incredibili nelle piazze: gente che festeggia, come se fosse l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze. Una scuola durata 17 anni: anni di menzogne, leggi ad personam, barzellette, bunga bunga, conflitti di interessi, processi, figuracce, leggi vergogna, compravendite, mafiosi, logge massoniche,  e scusate se tralascio qualcosa.

Come ha scritto Travaglio, è stato bello. Però, adesso, fuori dai coglioni. Mi auguro che si vada alle elezioni quanto prima, con una nuova legge elettorale. E' ovvio che un governo tecnico, composto dagli attuali parlamentari rimpastati alla bell'e meglio, non farà molta strada. Tanto più se ci sarà Gianni Letta messo là in mezzo come il fantoccio berlusconiano (cambiare tutto per non cambiare nulla) . 

Monti viene allo stesso tempo elogiato e temuto. Elogiato, perché economista di caratura internazionale; temuto, perché sarebbe uomo vicino alle banche, e come tale difensore degli interessi dei ricchi, a discapito dei poveri. Di una cosa sono certo: per quanto brutto possa essere il nostro futuro governo, non potrà mai essere peggiore di quello che abbiamo avuto in questi anni.

In rete gira un video satirico, con un montaggio ad hoc del famoso discorso della discesa in campo di Berlusconi, in cui gli viene fatto pronunciare: “Ho rassegnato le dimissioni. A tutti voi, da Nord a Sud vi dico che è possibile farla finita con Forza Italia”.

mercoledì 9 novembre 2011

Voglia di PS3

Mi sa che per il compleanno mi faccio un regalo.
Dopo averla ignorata per tutti questi anni, l'altro giorno mi è venuta una voglia matta di giocare a qualcosa che fosse degno di questo verbo... e dato che non lo posso fare col mio Mac (cinque anni di vecchiaia, a livello hardware, sono un'era geologica - e poi come giochi non c'è una grande scelta - ) e nemmeno col pc, che è ancora più anziano, sto meditando l'acquisto di una console di nuova generazione. La Wii mi fa abbastanza cagare, la Xbox manco per idea (è Microsoft! evviva i preconcetti ed il razzismo) , di uccidermi la vista con una DS o PSP non se ne parla, e quindi la scelta è quasi obbligata...
Al di là delle battute, ho sempre preferito la PlayStation alla concorrenza. Ho avuto PSOne, PS2 ed è stato sempre amore. I vari Final Fantasy li ho bruciati, così come Metal Gear, Abe, Syphon Filter, PES, Ace Combat (che prima si chiamava Air Combat) , GTA, Command & Conquer, Resident Evil, God of War, ecc. Insomma, ogni tanto mi ricordavo anche di uscire.

Adesso che il prezzo della PS3 è sceso (non che la regalino, ma prima costava uno sproposito) ci potrei fare un pensierino. Oltretutto, funge anche da lettore blu-ray, lettore multimediale e si può giocare online gratis (capito, Xbox?) . I giochi non sono esattamente economici: mi sono anche sommariamente documentato su una modifica, ma a seconda di cosa si sceglie c'è il rischio di ban permanente dal PlayStation Network, e addio alle giocate online. Ad ogni modo, l'hack più interessante che ho trovato è il PS3break, un dongle usb che carica un software (niente modifiche hardware, niente garanzia invalidata) che permette la lettura di giochi backuppati su un hard disk (anche esterno) , senza necessità di utilizzo del disco originale. La chiavetta è aggiornabile e può essere rimossa in qualsiasi momento, restituendo così lo status di "originale" alla console. La fregatura sta nel fatto che quelli della Sony, per contrastare questo sistema, sfornano continuamente nuovi firmware, e chi non li installa non può giocare alle ultime novità, né accedere alla modalità online. Ovviamente i firmware più recenti impediscono il funzionamento del dongle, quindi è tutta una guerra di aggiornamenti: insomma, un casino. Personalmente, mi farebbe girare parecchio le palle spendere diverse centinaia di euro per comprare una console, e vedermela bannata a vita dal network.
Fortunatamente esiste anche il mercato dell'usato, dove si riescono a reperire i titoli a prezzi più umani. Ho già diversi giochi in wishlist:
  1. Uncharted (tutta la saga)
  2. God of War III
  3. Pes 2012
  4. Final Fantasy XIII
  5. Assassin's Creed (cominciando dal primo)
  6. Call of Duty/Battlefield o comunque uno sparatutto cazzuto
E questo è solo l'inizio. Chissà quando l'avrò comprata... sempre che l'Italia non fallisca prima (e questa non è una battuta) .

venerdì 14 ottobre 2011

Una boiata pazzesca

Date le recenti dichiarazioni del ministro della giustizia Nitto Palma, circa la responsabilità civile dei giudici, che dovrebbero "pagare i loro errori" , segnalo un articolo del grande Bruno Tinti, ex magistrato e persona che ha il raro dono di fare degli esempi.
Sempre più spesso si sente dire che i giudici commettono errori e restano impuniti: secondo queste persone, l'errore sorgerebbe quando una sentenza di primo grado verrebbe successivamente ribaltata (in appello o in cassazione) . Quello che sfugge ai più (o che non viene detto) è che il giudice decide secondo coscienza; che un ribaltamento non sta a significare che la decisione precedente sia sbagliata e che l'ultima in ordine di tempo sia giusta; che l'ultima sentenza emessa non ha un valore intrinsecamente superiore alle altre; che l'accettazione del grado più alto di giudizio è una convenzione sociale (altrimenti, per ciascuno varrebbe la sentenza a lui più favorevole) ; e soprattutto che una legge sulla responsabilità civile dei giudici esiste già dal 1988, e dice che il cittadino vittima di provvedimenti giudiziari causati da:

  1. una grave violazione di legge
  2. l'affermazione di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del processo
  3. la negazione di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente dagli atti del processo
  4. l'emissione di un provvedimento concernente la libertà della persona fuori dai casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione
  5. diniego di giustizia (omissioni o ritardi ingiustificati nelle sentenze o in altri provvedimenti)

ha diritto al risarcimento del danno, che avviene in modo indiretto. Lo Stato risarcisce il cittadino, e poi si rivale sul magistrato, ma solo per una cifra che non superi il terzo del suo stipendio annuale.

Fatte queste precisazioni, ecco l'articolo di Tinti:

Il dubbio è se ci fanno o ci sono. Voglio dire: pensano davvero che l’imputato riconosciuto innocente in Appello dopo che pm, gip e Tribunale lo hanno intercettato, messo in prigione e condannato, abbia diritto a un risarcimento del danno? Oppure tutto questo casino sulla responsabilità civile dei giudici “che sbagliano” è fatto perché il boss, per l’ennesima volta, è processato per gravi reati e rischia la prigione? La risposta è sì e no. Gente come Santanché e Gasparri probabilmente lo pensa davvero; ma siccome non sanno quello che pensano (almeno in questa materia), la cosa non ha importanza. Gente come Alfano e Ghedini lo sa benissimo che si tratta di stupidaggini; ma B. è alle corde e qualcosa si devono inventare. E questo sì che ha importanza. Perché il problema è serio: se ci riescono a fare questa cosa, di processi se ne faranno proprio pochi.

Proviamo con gli esempi, visto che di chiacchiere ce ne sono state a tonnellate. Rapina alle poste; due testimoni vedono in faccia il rapinatore e in questura lo riconoscono su foto segnaletica: è Pippo, già condannato 3 volte per lo stesso reato. Il pm chiede la cattura al gip che è d’accordo; così, dopo un paio di mesi, Pippo finisce in prigione. Dice che è innocente e che il giorno della rapina, il 25 marzo, lui era in Spagna, a Marbella, insieme con la sua fidanzata Lucia. Rogatoria estera; al giudice spagnolo la ragazza dice che è proprio vero, il 25 marzo stavano insieme. “Siamo andati a Porto Banus, poi abbiamo mangiato a La Moraga, poi siamo andati a fare compere al Corte Inglès, poi siamo andati a giocare a tennis al circolo di Manolo Santana e poi abbiamo cenato lì.” Il giudice chiede da quanti giorni Pippo era a Marbella. “Eh, 2 o 3”. “E il giorno prima, il 24 marzo, cosa avete fatto?” “Eh, boh, cioè, non so. Ah sì, siamo stati al mare.” “Al mare dove? Nikki Beach? Playa Fantastica?” “Mah, al mare, adesso non mi ricordo.” “Tutto il giorno?” “Beh no, poi siamo andati a fare compere.” “Dove?” “Mhhh” “E il giorno dopo, il 26 marzo?” “Ma insomma, adesso non mi ricordo, e poi che c’entra con la rapina?” Il Pm non crede a Lucia, crede ai testimoni che hanno riconosciuto Pippo e chiede il rinvio a giudizio; il Gip la pensa come il Pm e anche il Tribunale: 5 anni di prigione. In Appello l’avvocato di Pippo dice che Lucia ha importanti rivelazioni da fare (in Tribunale non è stata sentita, era irreperibile e quindi sono state accettate come prova le dichiarazioni rese in Spagna). E Lucia spiega tutte quelle cose che prima non ricordava. Tutto racconta, per filo e per segno. La Corte d’Appello ci crede e assolve Pippo.

Bene. Errore dei primi giudici? Responsabilità civile? Risarcimento del danno? Ma mi facci il piacere! come diceva Totò. Ma Pippo è innocente, è stato assolto, si è fatto la prigione inutilmente, è un errore giudiziario! Vero è: c’è stato un errore giudiziario. Ma quando? In Tribunale o in Appello? E comunque, qual è stato l’errore dei giudici? Credere ai testimoni e non a Lucia? O credere a Lucia e non ai testimoni? Chi può saperlo? Sì, ma questo è un esempio fuorviante, fatto apposta per turlupinare gente che non sa niente di legge. Va bene; allora proviamo con un altro.

B. è processato per prostituzione minorile: si è accoppiato con Ruby quando questa aveva 17 anni; così dice l’accusa. Le prove? soldi a sfascio da B. a Ruby; frequentazione notturna di Ruby nella casa di B.; contesto (il contesto è importante, anche per legittimare le bestemmie; figuriamoci per valutare se Arcore era trasformato periodicamente in un casino oppure no) di spogliarelli, lap dance, bunga bunga e allusioni, ricatti e minacce da parte delle puttane. I documenti di Ruby dicono che è minorenne. Secondo le intercettazioni lo sapevano tutti. Mettiamo che in Tribunale salti fuori che, in un ufficietto di un paesino del basso Marocco, è stato trovato un registro da cui risulta che Ruby è più vecchia di 2 anni: in tutti gli atti e documenti ufficiali Ruby è nata nel 1994; ma lì, nel registro del paesino, no, lì è nata nel 1992. Il Tribunale non ci crede a questo registro e ficca a B. un paio d’anni di galera. In Appello invece ci credono. E allora? Chi ha ragione? Tribunale o Corte d’Appello? E chi condanniamo al risarcimento del danno, i primi giudici o i secondi?

Lo vedete che questa storia della responsabilità civile è una bufala? Ma ci saranno casi in cui i giudici commettono errori veri (quelli paragonabili alla pinza che il chirurgo ti lascia nella pancia)? E come no! Per esempio potrebbe essere stata intercettata una telefonata tra B e Fede. B: “Sai quella Ruby che hai portato ieri a cena? M’attizza da morire. Però, già ho passato un sacco di guai con Noemi, qui voglio andare sul sicuro. 18 anni li ha compiuti? Garantisci tu?” Fede: “Vai tranquillo, ho visto i documenti; 24 anni ha, un fiore”. Ecco, se, senza valutare affatto questa conversazione, facendo come se non ci fosse mai stata, il Tribunale condannasse B.; allora sìche i giudici sarebbero civilmente responsabili.

Casi rari, ma succedono. E infatti c’è una legge, la n. 117 del 1988 che se ne occupa: se un giudice commette un errore (ma un errore vero, non una valutazione giuridica o fattuale diversa da quella di un altro giudice) deve risarcire il danno. Con due caratteristiche particolari, una giusta e una sbagliata. Quella giusta: il danneggiato chiede il risarcimento allo Stato che poi se lo fa restituire dal giudice. È un bene: così è sicuro di prendere i suoi soldi; un giudice nullatenente potrebbe anche essere condannato ma il danno non lo risarcirebbe mai. Quella sbagliata: il giudice restituisce allo Stato al massimo una somma pari a un terzo del suo stipendio annuale. Perché questa limitazione? Se ha sbagliato paghi per intero.

Ho detto che il problema è serio. Provate a pensarci: vi piacerebbe decidere sapendo che, se un vostro collega in Appello o in Cassazione, la pensa diversamente da voi, c’è sempre qualcuno che vi può chiedere un sacco di soldi? L’imputato, in caso di condanna, assoluzione; la parte offesa, in caso di assoluzione, condanna. Ci sono tanti altri modi di guadagnarsi la vita!

lunedì 13 giugno 2011

British aplomb

Le pecore dietro casa mia non mi sono mai sembrate così belle: sarà che non brucheranno erba radioattiva ancora per tanti anni... Solo per ribadire, anche a livello nazionale, che le centrali nucleari potete mettervele su per il culo. E pure il resto, si intende. Per usare le parole di Grillo, saluto con affetto Formigoni, Chicco Testa, Veronesi e il Bersani di quarta generazione.

E ora, la puntata settimanale di Passaparola. Il titolo di oggi è: "Gli italiani fanno a meno dei partiti" . Buona visione, e cento di questi giorni!

venerdì 10 giugno 2011

Referendum

Questo è per i musicisti... un modo simpatico di leggere il pentagramma. Domenica e lunedì si vota!


giovedì 2 giugno 2011

Referendum 12 e 13 giugno

Il prossimo 12 e 13 giugno si vota per una cosa importante... anzi, per quattro. Ma rimanete in piedi, mi raccomando.


venerdì 18 febbraio 2011

Roberto Benigni a Sanremo

Per chi ieri se lo fosse perso, o, più semplicemente, per chi lo volesse rivedere:



sabato 26 giugno 2010

Mondiale che vai, Italia che trovi

E' finita. Ed è finita pure male, come pronosticavano i più. Tanto male l'odiata Francia, tanto peggio noi: il sogno mondiale (bis) svanisce, così come la possibilità di agguantare il record di Vittorio Pozzo, unico allenatore capace di vincere per due volte consecutive la coppa del mondo. Altri tempi, altro calcio. Questa disfatta lascia tutti con l'amaro in bocca, a chiedersi il perché e il percome, dopo soli quattro anni, siamo passati dall'essere i leoni di Berlino ai coglioni del Sudafrica. Lippi ha detto di assumersi tutte le responsabilità: è ovvio che sia così, il primo a salire sul banco degli imputati è lui. Troppi giocatori con la pancia piena, le gambe molli e la testa altrove: una gestione delle convocazioni a modello familiare, più che meritocratico (tanto per seguire il trend del nostro paese), tra chi è in precarie condizioni fisiche (Pirlo, Camoranesi, Iaquinta, Buffon), chi ha guadagnato i galloni per anzianità (in tutti i sensi) di servizio (Cannavaro, Gattuso, Zambrotta) , chi ha trovato la nazionale e non la meritava (Pepe, Gilardino) e chi ha giocato poco e poteva essere più utile alla causa (Quagliarella, Maggio) . Non sono tra quelli che pensano che con le convocazioni di Cassano e Balotelli si sarebbe fatto meglio. Cassano, in particolare, c'era anche agli scorsi europei e non mi sembra che ci abbia fatto vincere alcunché. Balotelli poi, dopo aver passato tutto l'anno a litigare con Mourinho, ci mancava solo che bissasse in nazionale con Lippi & co. E' mancata la motivazione, lo spirito di sacrificio e la fame di successi. L'unico moto di orgoglio lo si è avuto a 10 minuti dalla fine dell'ultima partita, quando l'Italia si è spinta in avanti come avrebbe dovuto fare dall'inizio, senza parlare poi delle prestazioni modeste contro Nuova Zelanda e Paraguay.
Ora toccherà a Prandelli ripartire dalle macerie di quest'Italia, per tentare di ricostruire un gruppo vincente. Good luck, Cesare.