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mercoledì 30 marzo 2011

Il rosario elettronico

Giorni fa ho rivisto questo servizio delle Iene, dove il mitico Enrico Lucci intervista il sig. Frati, inventore del celebre (chi di noi non ne ha uno?) rosario elettronico. Per quei quattro stolti che ancora ne ignorano l'esistenza, ripropongo il filmato di questa... questa... come definirla... INNOVAZIONE!!!



sabato 4 dicembre 2010

Morte, clero e libertà

Ultimamente non ho tanto tempo libero, causa studium di varia natura (sia musicale, soprattutto musicale, che universitario) , e così il blog non è stato aggiornato più di tanto. Appena avrò un attimo recupererò gli arretrati. Nel frattempo incollo un intervento di un grande giurista, Bruno Tinti, che parla della morte del suo amico Mario Monicelli. Si intitola "Morte, clero e libertà" , reperibile anche su Toghe Rotte, linkato nella colonna a sinistra (blog preferiti) . Buona lettura.


Morte, clero e libertà

Un mio amico si è ucciso. Era stanco, aveva perso gioia e interesse. Sono stato molto triste. Non per la sua morte: era stata una sua scelta da rispettare. Ma per la mia vita: perché mi sarebbe mancata la sua intelligenza e la sua cultura. E soprattutto per la sua, di vita, per la tristezza e il vuoto che l’avevano portato a decidere di liberarsene. Non sono stato capace di stargli vicino, ho pensato. Comunque sono andato a salutarlo. Lui non credeva, come me. Un laico tollerante e silente, la vita poneva ben altri problemi. Ci arrabbiavamo un po’ per l’approccio confessionale alle miserie degli uomini; e molto di più per la loro strumentalizzazione. Ma non se ne discuteva: quando la si pensa nello stesso modo c’è poco da dire. E, per fortuna, noi avevamo così tante idee diverse.

Come ho detto sono andato al cimitero; alla sala delle cremazioni, così aveva deciso il mio amico. Niente cerimonia religiosa, il che mi sembrava logico visto il suo suicidio: conservavo una vaga memoria, forse errata, che ai suicidi non fosse consentito il riposo in terra consacrata; che, per un credente stanco e depresso, mi era sempre sembrato l’ultimo insulto. E poi avevo saputo da un amico che c’era un biglietto: niente cerimonie religiose, solo cremazione. All’ingresso del cimitero c’era tanta gente; il mio amico era una persona nota, molto stimato; e amato profondamente da molti, anche se aveva una personalità complessa. Proprio questo aveva attratto molti di noi.

E lì siamo stati intercettati. Un prete, che avevo già notato fermo all’ingresso, intento alla predica per un funerale precedente, ha fermato la macchina con la bara, ha fermato tutti noi che la seguivamo e ha iniziato una nuova predica. Preghiamo per lui, uomo di fede, buono, marito affettuoso, padre esemplare, Dio lo accoglierà, la vera vita, ci sarà sempre vicino, insomma tutto il repertorio. Sono rimasto perplesso, poi arrabbiato. Ho chiesto a un altro amico (che era in condizione di saperlo) “ma, non aveva lasciato un biglietto in cui aveva detto niente preghiere …”. “Questa non è preghiera, è liturgia della preghiera, mi ha risposto. Naturalmente non ho capito quale fosse la differenza e perché il mio amico, che non voleva cerimonie religiose, avrebbe dovuto dispiacersene di meno. Ma ho taciuto. C’era la sua famiglia e non volevo aggiungere dolore a dolore. Poi ho parlato con un altro amico e gli ho fatto la stessa domanda. Intelligente, saggio, furbo come è sempre stato, mi ha detto “Sai, adesso non gliene importa più nulla”.

E io sono rimasto a chiedermi se era giusto fare violenza ai morti; se era giusto non rispettarli; se era giusto lasciare una sentinella in servizio permanente all’ingresso dei cimiteri, per intercettare bare e fare propaganda; se era giusto approfittare di un momento di minorata difesa per sottoporre tutti a una liturgia (eh, si, su questo il primo amico aveva ragione) che il morto e molti suoi amici non condividevano e non desideravano. Mi sono chiesto soprattutto se questa prevaricazione fosse coerente con il messaggio di amore (ma non di rispetto) che quel sacerdote ossessivamente ripeteva davanti a tutte le bare che gli passavano davanti e che contenevano ciò che restava di un uomo e della sua libertà.

giovedì 16 settembre 2010

Ratzinger, quanto ci costi

Sua Santità Papa Ratzinger è in periodo di visite. Oggi in Inghilterra, dove ha parlato dello scandalo pedofilia che ha colpito la chiesa; il 3 ottobre a Palermo, per una trasferta nelle terre del sud Italia. Fattore comune ad entrambi gli eventi, le contestazioni sulle spese che generano gli spostamenti del Santo Padre. Per il viaggio nel Regno Unito, il governo inglese avrebbe speso fra i 10 e i 12 milioni di sterline: trattasi di "visita di Stato" fatta su invito della regina Elisabetta e del governo. Per la visita a Palermo, invece, si spenderanno due milioni e mezzo di euro. Ed è questo il problema: se lo Stato non pagherà (ed è quasi certo che non lo farà), saranno le istituzioni locali a doversi fare carico delle spese. E, in un periodo di crisi come questa, non è proprio una bella notizia.

Incollo la lettera dell'eurodeputato Sonia Alfano, pubblicata nel suo blog del fattoquotidiano.it:

Sua Santità,

mi spoglio delle vesti di parlamentare europeo e Le scrivo da donna di Fede cristiana, che crede nel Suo stesso Dio e cerca quotidianamente di trasformare in realtà quegli insegnamenti a cui anche mio padre, Beppe Alfano, credeva fino in fondo.

Le scrivo in merito alla Sua visita del 3 ottobre a Palermo. Sarà quella la prima volta in cui Lei varcherà lo Stretto da Pontefice e potrà scoprire le bellezze della nostra terra; una terra che ha vissuto durante la sua storia momenti di splendore e periodi atroci. Una regione che ha pagato un prezzo altissimo sull’altare della lotta per i diritti e per la dignità umana. Siciliano era Rosario Livatino, magistrato che giovanissimo consacrò la sua vita alla giustizia e alla Chiesa.

Leggo però da autorevoli fonti che questo viaggio, che la Sicilia ovviamente aspetta con ansia, costerà alle casse regionali circa 2,5 milioni di euro. Se ciò corrispondesse a verità rimarrei veramente senza parole. Sua Santità, il mio Cristo è caritatevole e povero e conosce bene la realtà Siciliana. La crisi economica ha devastato ancora di più questa regione afflitta da una disoccupazione giovanile che è la più alta d’Europa. Qualche giorno fa 4 mila precari della scuola esasperati hanno bloccato lo Stretto di Messina: chiedono solo dignità e rispetto della loro persona.

Come pensa possano sentirsi oggi i siciliani sapendo che una visita attesa da anni costerà alle loro tasche 5 miliardi delle vecchie lire? Ma perchè mai tutto questo denaro proprio in questo periodo?
E’ ovvio che Lei non può essere a conoscenza dell’organizzazione e dei dettagli di questo viaggio, ma Le chiedo uno sforzo che so costarle molto: si imponga e chieda di abbattere queste spese, faccia sì che il Suo viaggio in Sicilia costi il minimo indispensabile e lo faccia per tutti quelli che oggi vivono sotto la soglia di povertà, per tutti quelli che un lavoro non ce l’hanno e per tutti coloro che ogni giorno pregano Dio per un futuro migliore. Solo così i fedeli siciliani potranno accogliere il pastore di Dio senza scambiarlo per lo sceicco d’Arabia.

L’arcivescovo di Palermo, Mons. Paolo Romeo, alle ovvie polemiche per questa follia, ha risposto: “Pensate a quanto si spende per le cene dei magistrati con scorta”. Ora anche la Chiesa attacca i magistrati che lottano per la giustizia tra le mille difficoltà di questa terra? Le sembra questa la Chiesa di Cristo?

Ora i nostri “politici che contano” sperano di far classificare il Suo viaggio come “Grande evento” così da spostare la spesa sulle casse statali. In questo modo a pagare saranno gli italiani tutti e non solo i siciliani. Stanno elemosinando perchè sanno che 2,5 milioni di euro noi, Sua Santità, non li abbiamo. Dovremmo toglierli dalla pubblica assistenza, dovremmo tagliare sulla scuola, sugli investimenti. Se la sentirebbe Lei di essere causa di ciò?

A questo punto solo lei può dire qualcosa per bloccare questa vergogna che sta facendo enormi danni alla Chiesa, in una regione che arranca disperata per la sopravvivenza e che vede 2,5 milioni di euro investiti, anzichè per il futuro dei suoi figli, per accogliere Sua Santità come una rock star. Noi, Santo Padre, stiamo con la Chiesa di San Francesco, e sarebbe bellissimo un segno in tal senso da parte Sua.

Con rispetto,
Sonia Alfano