venerdì 10 ottobre 2014

SIAE o non SIAE?

Recentemente ho composto una canzone e mi sono informato sulle possibilità offerte dalla Società Italiana Autori ed Editori, ovvero la SIAE, circa la tutela accordata agli iscritti. Ne è venuto fuori un quadretto interessante.

Innanzitutto, precisiamo che cos'è la SIAE: è un ente pubblico economico a base associativa, che si occupa di fare da intermediario per la gestione dei diritti d'autore. In particolare, la SIAE riscuote i proventi che ci spettano quando le nostre opere vengono eseguite, commercializzate, ecc. , dopodiché li ripartisce tra gli aventi diritto.

Questi servizi vengono svolti di fronte al pagamento di una quota d'iscrizione che si rinnova annualmente (il rinnovo è automatico, la lettera di dimissioni deve pervenire almeno tre mesi prima della scadenza) e che, per gli artisti, si aggira attorno ai 150€, più una tassa di circa 130€, da pagare in caso di prima iscrizione.

Il deposito di ogni opera costa 65€, che diventano 132€ se si è autori non associati alla SIAE.
Il deposito vale per cinque anni e può essere rinnovato alla scadenza per un uguale periodo.
Il deposito (tenetevi forte!) non dà alcun diritto per acquisire la qualità di associato alla SIAE o per la tutela dell’opera da parte della Società, che non ha alcun compito di lettura, giudizio o collocamento del lavoro depositato, né alcuna responsabilità per eventuali plagi o utilizzazioni illecite.

In pratica, se qualcuno commettesse un plagio o utilizzasse in modo illecito una delle nostre opere, la SIAE non ci offrirebbe alcun tipo di tutela (ovvero, ci si paga l'avvocato da soli e si va in causa) .
Qual è, allora, l'utilità del deposito SIAE

Dal punto di vista della tutela dell'opera, il deposito vale come prova di anteriorità, ovvero come sistema che permette al legittimo autore di dimostrare di essere arrivato prima di tutti gli altri pretendenti, che intendano spacciare per loro una sua opera.

Questo sistema è una semplice precauzione, che serve solo a darci uno strumento di prova in più in caso di controversia sulla paternità. Non fa nascere il diritto d'autore sull'opera
Secondo quanto previsto dall'art. 6 della legge 633/41, il diritto sorge al momento della creazione dell'opera.

Detto anche che l'iscrizione alla SIAE non è obbligatoria per legge (in teoria, ogni artista potrebbe gestire autonomamente i propri diritti d'autore, senza ricorrere ad un ente) , c'è da chiedersi se esistano alternative, più economiche rispetto al deposito, che provino la paternità di un'opera. La risposta è affermativa.

Ne esistono diverse, come l'autoinvio di un messaggio PEC (posta elettronica certificata) che contenga in allegato l'opera da datare; oppure l'utilizzo di servizi (gratuiti!) come Patamu (che ho scelto anch'io), che applicano una marcatura temporale ai nostri file, e che permettono quindi di dimostrarne l'avvenuta esistenza in una determinata data ed ora.

In chiusura, un servizio/inchiesta (vecchio, ma non troppo) di Report, dedicato alla SIAE
Dura un'oretta, ma è molto interessante e anche molto attuale. Curiosa la testimonianza di Gino Paoli, che nel frattempo ne è diventato presidente.


sabato 22 marzo 2014

ABA (Chiara Gallana)

Una cantante emergente, che, dopo una breve ricerchina, scopro provenire dai talent (di cui penso tutto il male possibile) .
Beh, che dire... bella assai e pure brava!




L'ho vista una settimana fa al Musichione, il programma degli Elio E Le Storie Tese, dove ha cantato un brano di Janis Joplin. La ragazza ci sa fare :-)

sabato 1 febbraio 2014

Ritorno Al Futuro diventa un musical



Nel 2015, per festeggiare il trentesimo anniversario del film, verrà portato in scena Back to The Future - The Musical, un musical basato sulle vicende di Ritorno Al Futuro.

Il cast è di quelli da far accapponare la pelle: saranno presenti Robert ZemeckisBob Gale ed Alan Silvestri, rispettivamente regista, co-sceneggiatore e compositore della colonna sonora originale, coadiuvati da Jamie Lloyd, che si occuperà della regia teatrale, e da Glenn Ballard, che curerà, assieme a Silvestri, il lato musicale.

Bob Gale, a proposito del progetto, dice:

Back to the Future - The Musical è un progetto che io e Bob Zemeckis abbiamo esplorato per quasi dieci anni. Siamo entusiasti di poter finalmente collaborare con un team creativo e di produzione che creerà uno spettacolo che è fedele allo spirito del film senza essere un remake pedissequo. Il regista Jamie Lloyd è pieno di passione, energia e idee fantasiose e siamo felicissimi di avere il compositore del film Alan Silvestri a comporre la musica, con testi di Glen Ballard, che ha anche collaborato con Zemeckis su molti altri progetti. Con tutti noi che lavoriamo insieme sappiamo che l’integrità del materiale sarà conservata in una produzione che sarà un compendio meraviglioso per la trilogia. Abbiamo intenzione di usare la musica dal film con nuovissimi brani a fare una versione di Ritorno al futuro che sia fresca, divertente e che sfrutti tutte le cose incredibili che ora potranno essere fatte sul palco. Non possiamo pensare ad un modo migliore per celebrare il 30° anniversario del film.

 Jamie Lloyd ha aggiunto:

Avevo cinque anni quando ho visto l’iconico film di Robert Zemeckis e Bob Gale, Ritorno al futuro, e sono stato un grande fan da allora. Sono entusiasta di dirigere e scrivere questo nuovo ed entusiasmante musical basato sulla loro film magistrale, che è diventata parte integrante della nostra cultura popolare. Piuttosto che tentare di ricreare un film così iconico sul palco, abbiamo assemblato un brillante team artistico alla scoperta di un linguaggio teatrale unico capace di portare il pubblico in un viaggio attraverso il tempo in una nuova, inaspettata e vibrante modalità. La produzione includerà illusioni, skateboarding e tante altre sorprese che cattureranno lo spirito del film, ma reinterpretate per un nuovo pubblico. Steven Spielberg una volta ha descritto il film come un musical e mentre stiamo incorporando alcuni brani e musiche della divertente colonna sonora originale, Alan Silvestri e Glen Ballard hanno creato nuove brillanti ed entusiamanti canzoni che saranno il trampolino di lancio perfetto per raccontare questa storia edificante di nuovo.

Maggiori informazioni qua: http://collider.com/back-to-the-future-musical-2015-london/

venerdì 31 gennaio 2014

Final Fantasy XIII - Lightning Returns



Ecco, poi vedo questo video promozionale (chiamato azzeccatissimamente retrospective) di Final Fantasy XIII, che racconta, in stile old-style, la trama dei primi due capitoli della trilogia (più un'anteprima sull'ultimo, in uscita ora), e mi viene da pensare che, nonostante l'ultra grafica HD, il blu-ray, l'audio dolby surround e tutta la tecnologia all'avanguardia di cui disponiamo oggi, nonostante tutte queste grandi innovazioni, l'emozione che si provava giocando con i vecchi capitoli non c'è più.

Nel mondo della perfezione alla quale siamo abituati, dove la cura dei dettagli è meticolosissima, le possibilità di azione moltiplicate all'infinito, le sequenze video degne di produzioni cinematografiche, gli sviluppatori ci hanno levato la possibilità di immaginare. Hanno ucciso la fantasia. Niente male per un Final Fantasy, eh?
Nei primi capitoli, millemila anni fa, era tutto così approssimativo e pixelloso, ma allo stesso tempo coinvolgente e stimolante, perché le rappresentazioni altro non erano che un semplice spunto, per permettere al giocatore di immaginare. Immaginare tutto: ambientazioni, personaggi, invocazioni, magie... un mondo che si espandeva nella mente, e non aveva limiti, se non quelli della fantasia di cui ciascuno è dotato. Io ne ho sempre avuto tanta...

Sono un giovane vecchio, vado a giocare a Final Fantasy VI.

giovedì 14 novembre 2013

Sonic theme

... e poi cerchi su youtube il tema di Sonic, mitico videogame degli anni '90, e ti ritrovi lui:





Genio! Nel suo canale ce ne sono tanti altri, tipo questi:
Final Fantasy VII
Mega Man 2
Streets of Rage 2

domenica 3 novembre 2013

Laurea time

No, non la mia (non ancora) .
Recentemente sono stato impegnato a preparare un saggio di laurea (pianoforte jazz) con un amico pianista, che ho accompagnato, suonando tastiere e synth, di fronte alla commissione del Conservatorio. Questo è un estratto del concerto, il brano si intitola Looking Up ed è di Michel Petrucciani.


giovedì 19 settembre 2013

The Endless Enigma

Coverizzare un capolavoro è impresa ardua, specie se targato Emerson Lake & Palmer. Il rischio è quello di snaturare il brano, con rivisitazioni di dubbio gusto (penso a Jordan Rudess con la sua Tarkus) , oppure di riprodurlo troppo fedelmente, col risultato che la copia non sarà mai bella come l'originale.

Questa cover dei Mastermind mi ha piacevolmente sorpreso: riesce ad essere fedele all'originale e, allo stesso tempo, dotata di carattere. Il tutto è impreziosito da una bella voce femminile. Enjoy!



mercoledì 4 settembre 2013

September

















September, andiamo. E' tempo di migrare. Un mix tra D'Annunzio e gli Earth Wind & Fire per inaugurare il nono mese dell'anno,    il meno amato dagli studenti e quindi anche da me, che sto per diventare un super-veterano universitario.
La stagione musicale volge al termine: quest'anno è stata veramente impegnativa, tra repertori da preparare, trasferte da affrontare e... discussioni da intavolare. Da una semplice frase, innocua nei contenuti, è scaturito un duro botta e risposta che mi ha visto protagonista e che ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che dentro i leoni talvolta si nascondono dei conigli (per evitare facili rime baciate) .


Dopo il recente acquisto della M3, trovata ad un prezzo stracciato e subito accaparrata (con buona pace della Triton, che dopo 12 anni si gode la meritata pensione) , il prossimo passo sarà dotarsi di un buon sistema in-ear, per non dover più dipendere dai fonici (alcuni dei quali sono braccia levate all'agricoltura) e preservare l'udito, bene quantomai prezioso per un "musicante" .
Se tutto andrà bene, me la sbrigherò entro fine mese. Seguiranno aggiornamenti ;-)

mercoledì 12 giugno 2013

La mia banca è differente













Leggo e condivido un articolo di Eduardo Di Blasi sulle banche (nel suo caso, su una in particolare) e le loro magagne economico/burocratiche:


La mia banca è differente. Ad esempio: cinque anni fa mi ha fornito un mutuo “prima casa” (quello che prevede la residenza dell’acquirente), e adesso afferma di non sapere dove io abiti. La mia banca è differente perché, pur non sapendo dove io risieda, per quattro anni – come per magia – mi ha mandato la corrispondenza nella casa dove NON sapeva che io abitassi.
 
La mia banca è differente perché dopo aver mandato tutta quella posta per anni a intasarmi la buca delle lettere, mi ha mandato l’unica comunicazione importante, quella in cui c’era scritto che potevo optare tra un tasso variabile e uno fisso per me assai vantaggioso, a un indirizzo a caso.
 
La mia banca è differente perché quando sono andato a spiegare le mie ragioni, mi hanno detto che dovevo compilare un modulo in cui chiedevo alla banca il cambio di residenza. La mia banca è differente perché una volta chiarito che con quel foglio sarei andato da un bravo avvocato, mi è stato strappato dalla direttrice di filiale davanti agli occhi.
 
La mia banca è differente perché una volta spiegatole che da quattro anni mi mandava la posta all’indirizzo di casa, ha detto: “Lo dice lei. Deve dimostrarlo”. La mia banca è differente perché una volta ritornato in filiale con alcune delle missive ricevute negli anni ha detto “ah, vabbè” senza aggiungere altro.
 
La mia banca è differente perché quando le ho chiesto di calcolare il tasso fisso che doveva applicare al mio mutuo, ha sparato una cifra a cazzo “altissima” dicendo che non mi conveniva. La mia banca è differente perché quando gli è stato chiarito che il mio mutuo prevedeva un tasso già inserito nel contratto sottoscritto tra noi mi ha risposto candidamente: “Ma noi non lo abbiamo il suo mutuo”.
 
La mia banca è differente perché, persa un’altra mezza giornata di lavoro per portargli il contratto di mutuo, mi ha detto: “Dobbiamo farlo studiare a Siena”. La mia banca è differente perché, persa un’altra mezza giornata di lavoro, mi ha detto che Siena aveva sancito che i termini per optare su un tasso fisso “erano scaduti il 10 aprile” e che loro avrebbero provato a “fare qualcosa”.
 
La mia banca è differente perché una volta letto il mutuo, si comprendeva che quella data non implicasse assolutamente nulla. Letto il mutuo con me la direttrice di banca ha convenuto.
 
La mia banca è differente perché “per l’opzione deve mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno, c’è un modulo”. E il modulo però “non ce l’abbiamo, ma lei è giornalista, saprà cosa scriverci”. La mia banca è differente perché mandata la raccomandata con ricevuta di ritorno, mi ha confermato giorni dopo che quella era arrivata. La mia banca è differente perché pochi giorni oltre mi ha detto “non c’è nessuna raccomandata”.
 
La mia banca è differente perché dopo quattro settimane in cui la responsabilità rimpallava tra Roma e Siena, ha deciso di prendersi dal mio conto corrente 765,44 euro al titolo “rata mutuo a tasso variabile”.
La mia banca è differente perché una volta richiesto il motivo del prelievo mi ha finalmente rassicurato: “A Siena hanno accettato la sua richiesta, le restituiremo subito quanto le abbiamo erroneamente prelevato”.
 
La mia banca è differente perché a distanza di una settimana non solo non mi ha restituito una cifra che forse poteva essermi utile tenere, ma dice che lo farà solo quando a Siena avranno calcolato l’entità della rata del mio mutuo. Ora si tratta di fare tre addizioni, un paio di divisioni e un altro paio di moltiplicazioni, ma pare operazione infinitamente complessa. Frattanto mi spiega la sempre cortese impiegata “ci hanno detto di non toccare niente”.
 
La mia banca è Mps. Ancora mi chiedo, con questa organizzazione teutonica, come abbiano fatto a farsi fregare centinaia di milioni di euro.

domenica 21 aprile 2013

Gerontocrazia

















Non scrivo da un po', combattuto tra i tanti impegni e la pigrizia congenita. Molte cose sono successe in questi mesi, ma mai mi sarei aspettato di dover aggiornare/rimuovere il papabanner. Diavolo di un Ratzinger.

A parte questo, all'indomani dell'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, non posso che applaudire alla scelta operata dal Parlamento, che, in un momento così difficile della storia del nostro Paese, mostra unità d'intenti, lungimiranza e senso civico . Spiego subito perché:

  1. In completa coerenza con quanto ha sempre sostenuto (smacchieremo il giaguaro, ecc. ecc.) , il PD stringe un accordo con il PDL per la candidatura di Franco Marini. Questo provoca una frattura all'interno del PD stesso, che altro non rappresenta se non la fine di Bersani e della sua leadership, che sta a lui come la castità sta a Rocco Siffredi (peraltro votato da qualche buontempone. Ma si: allegria! Tanto è tutto un gioco) .
  2. Dopo il primo fallimento e l'orripilante idea di proporre "Max the fox" D'Alema come alternativa condivisa, la scelta vira su Romano Prodi, che, intervistato qualche giorno prima, affermava di essere ormai fuori dai giochi della politica. Infatti i suoi lo fanno fuori stricto sensu, tanto per trasferire sul piano concreto le sue dichiarazioni. 
  3. A questo punto rimarrebbe Stefano Rodotà, uomo gradito ai Grillini, che promettono di votare la fiducia ad un governo PD, qualora si converga sulla figura dell'ex Garante della privacy. Rodotà è uomo di sinistra, persona autorevole, giurista di caratura internazionale, figura che dovrebbe incontrare un consenso bipartisan, per altro incentivato dalla proposta del voto di fiducia. Sembrerebbe la scelta più logica: invece cosa combinano PD e PDL? Vanno in processione al Quirinale. Obiettivo? Napolitano.
  4. Ed è così che, per il bene del Paese ("una responsabilità a cui non mi posso sottrarre") il prossimo ottantottenne Giorgio Napolitano, Presidente uscente, in barba alla prassi costituzionale che non prevede un secondo mandato, accetta il reincarico per altri sette anni, ovvero fino a quando ne avrà novantacinque. Un giovinetto, sostenuto da chi fino all'altro ieri gli dava del comunista, dell'uomo di parte, del nonno da salotto. Ma è tutto passato, in nome dell'Italia e degli italiani. E dei partiti.

Articolo 87, comma I, della Costituzione della Repubblica italiana:
Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.

Siamo rappresentati da un ottantottenne con un piede nella fossa. Come cantavano gli Area: Gerontocrazia.

lunedì 19 novembre 2012

G.A.S.? No, RAM!













Da tempo pensavo a come sostituire la Triton Le, la workstation con cui ho iniziato a suonare in gruppo. Ero orientato ad un cambio principalmente a causa dell'usura: dopo dodici (!) anni di utilizzo (leggasi "sfruttamento intensivo" ) , la tastiera comincia ad invecchiare, e non tutto funziona più come una volta, nonostante le cure maniacali amorevolmente prestate.
Dunque ho passato al setaccio tutto il mercato delle workstation, valutando pro e contro di ognuna, guardando ed ascoltando quante più demo possibili, con un occhio al cuore e l'altro al portafoglio. Le caratteristiche indispensabili del mio futuro acquisto sarebbero dovute essere:

  1. Suoni di qualità, complementari a quelli del mio setup (Nord Electro 3, Alesis Micron)
  2. Tastiera a 61 tasti, dal peso contenuto (sui 10 kg)
  3. Capacità di caricare campioni
  4. Prezzo "umano" (niente Kronos, per capirci)

Oltre questo, guardavo con interesse le specifiche circa polifonia massima, wave rom, flash ram, aftertouch, display ampio (possibilmente a colori e touchscreen) , motore di sintesi, complessità di editing e così via. Col passare del tempo, mi era preso un attacco di G.A.S. irrefrenabile. Il fatto è che una tastiera come la stavo cercando non esiste. Quella che più si avvicina ai miei desideri è la Korg Krome, ma non legge i campioni: perlomeno, non in via ufficiale. Stavo quasi rassegnandomi a cedere su uno dei quattro punti (suoni, peso, campioni, prezzo) , quando leggo casualmente una discussione su un forum, dove si chiedevano chiarimenti su come caricare dei campioni sulla TRITON LE! E lì sono cascato dal pero. Quando la comprai non avevo ancora il pc e non sapevo cosa fosse il sampling, così saltai a piè pari tutta quella parte del manuale. Mi ricordavo solo che c'era la possibilità di campionare, registrando direttamente l'audio dalla tastiera, con l'installazione di una scheda di espansione (EXB - SMPL) che, con gli anni, è diventata anacronistica ed antieconomica. Non mi ricordavo assolutamente che la Triton Le fosse dotata di due slot che possono ospitare fino a 64 MB di ram! Ed è stata una scoperta incredibilmente piacevole, perché ha spazzato via tutte le perplessità che avevo sui compromessi da adottare per il nuovo acquisto. La mia nuova workstation sarebbe stata... la mia vecchia workstation!
Certo, 64 MB oggi fanno un po' ridere, se pensiamo che il Motif XF può essere espanso con 2 GB di flash ram, però per quello che serve a me ce n'è d'avanzo. L'ho comprata su Ebay, pagata 30€ ed installata da solo, in cinque minuti. Ho già campionato dei suoni dal Micron, convertiti in formato Korg con Awave Studio (solo per Windows, mannagia!) e caricati sulla Triton Le tramite SmartMedia Card. Risultato? Al prossimo concerto, sabato, mi porterò una tastiera in meno, avendo esattamente gli stessi suoni. Ho ringiovanito la Triton e risparmiato tanti soldi! Per che cosa? Ma per gli in-ear monitor, naturalmente! Prossimamente seguiranno aggiornamenti... ;-)

domenica 14 ottobre 2012

The Aristocrats LIVE @ FBI 13/10/2012

Di ritorno dal concerto degli Aristocrats. Più che concerto, direi concertone! Un power trio con un tiro pazzesco e una sana dose di ironia, che non guasta mai e fa si che non li si prenda troppo sul serio, data l'aria plumbea che spesso accompagna musicisti di tale caratura.

Il gruppo è formato da Guthrie Govan (chitarra) , Bryan Beller (basso) , Marco Minnermann (batteria) . Proprio Minnermann, che era lì lì per entrare nei Dream Theater al posto di Portnoy, ha dato sfoggio di un tasso tecnico così elevato che mai avevo visto in un batterista. A chi piace il genere - che potremmo genericamente etichettare come prog - non può farsi sfuggire un musicista così talentuoso (senza nulla togliere agli ottimi Govan e Beller) , per me è uno di quelli che almeno una volta nella vita andrebbe visto in live! L'impressione è quella di trovarsi davanti ad un vero e proprio maestro del tempo, con una padronanza assoluta del ritmo, capace di fondere pari e dispari e rivoltare tutto come un calzino, sempre - ed è questa la cosa sconvolgente - con un sorriso a 32 denti stampato sulla faccia. Roba che, se fossi io a suonare, avrei un'espressione mista tra concentrazione e sofferenza.

La band galoppa, alternando sfuriate heavy rock a momenti più rilassati. Il repertorio è composto dal materiale del loro disco d'esordio, che replicano per intero. Govan, molto ispirato, gioca spesso con i suoni della sua pedaliera; Beller, che suona rigorosamente con le dita, durante i soli usa un wah.
Concerto per pochi intimi (ci saranno state un centinaio di presenze) , a conferma di quanto la qualità della musica, spesso, non sia proporzionata alla quantità del pubblico. Meglio così: sono riuscito a farmi autografare il biglietto e a scambiare due parole con tutto il terzetto, senza dover fare file interminabili allineato alla solita massa belante.

A fine serata, Minnermann ci ha regalato una perla del suo dizionario italiano: "E adesso, mi sparo una bella sega".

Un grandissimo.

martedì 9 ottobre 2012

Quello che mi (ci) aspetta

Leggevo un articolo intitolato "Giovani avvocati, lo schiavismo del nuovo millennio" , e mi sono cadute le palle in terra.
Niente di nuovo per i tempi attuali, solo un assaggio di vita reale, tanto per ricordare il futuro a chi, dopo anni di sacrifici suoi e (quando va bene) della sua famiglia, ottiene il tanto agognato pezzo di carta, e festeggia.

Non sono un prossimo laureato (ce ne vuole, ce ne vuole), ma già da adesso non ho alcuna voglia di festeggiare.

Esperienze personali:



FRANCESCA: LA MATERNITA’? SOLO DUE SETTIMANE. Mi chiamo Francesca, ho 33 anni e sono avvocato. Lavoro per uno dei più importanti studi di Napoli da oltre otto anni, cinque giorni la settimana, 12 mesi l’anno perché anche ad agosto lo studio è aperto per due settimane. Mai pagato il mese di agosto perché tanto non si fa niente… Trasferte in giro per i tribunali della Campania a dir poco sottopagate, ma il bello deve ancora venire! Rimango incinta, lavoro fino al giorno prima del parto oberata di adempimenti ed udienze, partorisco e dopo due settimane sono di nuovo al lavoro dopo molteplici chiamate, 2 giorni la settimana. Quando ritorno a lavorare a pieno regime sapete quanto mi viene offerto per i quattro mesi in cui ho lavorato ‘a mezzo servizio’? Cinquecento euro fatturati per quattro mesi, due volte la settimana per 8 ore ciascuna ovvero 0,5 centesimi l’ora quando una cameriera ne guadagna 8 l’ora senza laurea, master, specializzazioni e soprattutto Cassa forense da pagare. Questo è il magico mondo del lavoro che la nostra generazione ha di fronte e che diversamente dagli spagnoli subiamo senza in alcun modo reagire!


DANIELE, UNA MULTA PER OGNI ERRORE. Sono un giovane di 27 anni che a Dicembre proverà per la prima volta l’esame di abilitazione alla professione forense. All’inizio ho svolto la pratica in un piccolo studio, orario di ufficio, niente paga. Dopo 6 mesi ho iniziato a percepire qualcosa (130,00€ al mese) che piano piano è aumentato a 300,00. Fortunato?! Non proprio!. Se sbagliavo un atto o una lettera veniva scalata una “multa” dal mio stipendio. Ovviamente dovevo svolgere tutta la cancelleria, redigere atti, andare in posta, alle notifiche (alle 6 di mattina in coda dinanzi all’Unep competente), preparare le fatture e altro. Inoltre, dovevo gestire lo studio durante le “ferie” del dominus. Il mio cellulare era diventato un call-center, chiamate a tutte le ore (dopo il lavoro) e chissenefrega se ero a cena con la morosa o amici. Dovevo essere sempre reperibile, manco fossi un ingegnere nucleare!!!!. Un giorno il mio dominus si accorge che è stato smarrito un mini scanner (valore 130 ,00 € più iva), e si ricorda che 3 settimane prima lo aveva dato a me! Conclusione ho dovuto ricomprarlo (IVA compresa, ma il professionista non la scarica?!). Infine dulcis in fundo. il 29 dicembre 2011 (durante le festività natalizie) vengo lasciato a casa alle ore 22.00 tramite un sms perché mi sono rifiutato di recarmi in Tribunale a depositare un atto (non urgente) la mattina dopo, rendondomi disponibilissimo a depositarlo il lunedì successivo. Causa questa mia grande mancanza il mio dominus ha dovuto ritardare la partenza per la sua settimana bianca di 4 ore!!!!! Finita qui?! Assolutamente no!!! Nonostante la conclusione del rapporto di praticantato ho dovuto litigare ferocemente per ottenere la firma sul libretto.


ARIANNA: “PRATICA LEGALE, SCHIAVISMO DEL NUOVO MILLENNIO”. Sono Arianna, 27 anni, laurea triennale in scienze giuridiche europee e transnazionali, laurea specialistica in giurisprudenza a Bologna, entrambe nei tempi e con voti oltre il 100. Un’esperienza Erasmus in Germania e un master internazionale in proprietà industriale in Italia. Parlo correntemente inglese e tedesco, ho già lavorato durante l’università per non essere totalmente a carico dei miei. Dopo la laurea mi sono trovata a fare i due anni di schiavismo del nuovo millennio altrimenti definiti pratica forense. Non ho imparato a scrivere. Ma ho imparato a rispondere al telefono, fare fotocopie fronte/retro, litigare in cancelleria, depositare a tempo record, liquidare i clienti che il dominus non voleva ricevere, tanto da trovarmi talvolta anche in situazioni poco piacevoli. Il tutto gratis per due anni, sentendomi dire che nonostante lavorassi gratis per 10 ore al giorno non facevo abbastanza. Quest’anno ho l’esame di Stato, lo faccio perché voglio il titolo, ma vi potete scordare che io vada a fare l’avvocato in qualche studio. Piuttosto vado a fare qualsiasi altro lavoro, pagato (anche poco), ma perlomeno dignitoso. Forse all’estero sapranno apprezzare e ricompensare la mia professonalità e la mia preparazione. Questo sistema non funziona e fra 10 anni questo paese si accorgerà di aver perso tante occasioni quanti siamo noi giovani che ce ne andiamo disgustati da una classe politica che pensa solo al breve periodo e non è capace di guardare al futuro. Mi dispiace, ma non intendo contribuire a pagare la pensione a quelli che oggi non fanno che trattarci come schiavi.


MARCO, PAGATO DALLO STATO 36 CENTESIMI L’ORA. Mi sono laureato con lode in Giurisprudenza a 24 anni, 6 mesi e 15 giorni, in meno dei cinque anni previsti, a luglio 2009. Da dicembre 2008, però, avevo iniziato la pratica notarile, con l’intenzione di diventare notaio: attività che si è protratta per 18 mesi, fino a luglio 2010, senza rimborso spese alcuno. Da settembre 2010 ad oggi, ormai 27enne, sono stato praticante avvocato presso l’ufficio legale di una Pubblica Amministrazione: l’orario richiesto è quello d’ufficio, peraltro flessibile – e dunque molto più favorevole di quello cui devono sottostare la maggior parte dei praticanti avvocati – ma il rimborso spese è di 250 euro mensili, versati con cadenza trimestrale, non regolare. Dunque ogni tre mesi arrivano 750 Euro: calcolando 35 ore lavorative settimanali per 5 giorni alla settimana e 20 giorni lavorativi mensili, fa 0,36 euro l’ora (35×5=175 ore settimanali; 175×4=700 ore mensili; 250:700= 0,3571429 Euro l’ora). Sono così fortunato da avere alle spalle una famiglia economicamente solida, che mi sostenta interamente, ma mi chiedo quali prospettive riservi per il futuro un simile sistema, non solo a me, ma anche ad altri meno fortunati. Resta la sconcertante constatazione che la provenienza di censo è (ri)diventata determinante nel decidere cosa uno potrà o non potrà fare nella vita, e realizzarlo non è piacevole nemmeno per chi, pur nato “dalla parte giusta”, ha sete di giustizia, soprattutto sociale.


ANTONELLA, CON REGOLARE CONTRATTO: MAI RISPETTATO. Sono Antonella, ventiquattro anni e vi scrivo da Reggio Calabria. La mia condizione lavorativa è apparentemente discreta, infatti lavoro come segretaria in uno studio legale da ben cinque anni, regolarmente assunta con contratto a tempo indeterminato. Dietro questo contratto si celano delle condizioni che vanno ben oltre la precarietà: stipendio al di sotto del minimo sindacale per lo svolgimento del doppio delle ore previste dal contratto (400 € per 8 ore di lavoro al giorno), straordinari non retribuiti, 15 giorni di ferie l’anno su quattro settimane previste dalla legge e zero pretese per non perdere il posto. Aggiungiamo il fatto che mi ritrovo a pagare tasse e a subire costi rapportati a un reddito che non percepisco realmente. Queste sono le condizioni a cui oggi è possibile trovare un posto di lavoro. Ed è questo il motivo per cui non si può dar torto a quei giovani che valutano e optano per l’idea di rimanere a casa dai genitori. Io non ce l’ho avuta la possibilità di scegliere quest’alternativa, sono costretta a procurarmi un sostentamento, sono costretta quindi ad accettare le suddette misere condizioni.


Fonte: ilfattoquotidiano.it

venerdì 3 agosto 2012

Vacanze per tutti

Anche per me. Non aggiorno il blog da un po', per vari motivi. La morte di Jon Lord mi ha dato tanta tristezza e ricordato che anche i più grandi sono soggetti alle leggi naturali. Inutile dire che la mia adolescenza è stata segnata da quel modo di suonare, che ha portato ad appassionarmi al rock, e all'organo Hammond. I tanti sacrifici culminati con l'acquisto del primo clone, seguito da un leslie che viene dritto dagli anni '60. Gli innumerevoli ascolti su cd, le vhs consumate, i video scaricati da internet, poi i dvd... tutto per studiare quello stile, fare mio quel sound, imparare come si suona il rock attraverso le note di un grande maestro.

Ci lascia in eredità almeno mezzo secolo di musica ad altissimi livelli, la prova che si può essere rock star pur avendo il carattere da gentiluomo, la consapevolezza che una generazione di musicisti, quelli della golden age of rock, sono sul viale del tramonto e tutto senza di loro sarà dannatamente diverso.

Per il resto, la mia stagione musicale procede. Le serate non sono tante quante ci erano state promesse, ma tra un gruppo e l'altro, si riesce a racimolare qualcosa. Mercoledì, col varietà, abbiamo aperto il concerto a Simone Cristicchi. Non conoscevo manco una sua canzone, non mi era mai capitato di ascoltarlo. Mi è piaciuto: sia come musica che come testi. Ci ho scambiato due parole e mi è sembrato un tipo simpatico ed umile. E' venuto a presentarsi, mentre ero indaffarato a sistemare gli strumenti : "piacere, sono Simone" . Si, lo so chi sei :-)
C'erano circa 1200 persone, non avevo mai suonato di fronte a tanto pubblico. Una piccola soddisfazione! A fine serata, abbiamo fatto una foto assieme. Eccola qua:


venerdì 29 giugno 2012

Non lavoro gratis

Condivido un articolo di Tony Sleep, fotografo inglese, che parla delle storture e furbizie di quanti ogni giorno provano a trarre profitto dal lavoro altrui, promettendo in cambio tanta riconoscenza, pubblicità, felicità, libertà, amenità e... niente soldi.
Il post tratta di fotografia, ma è analogicamente applicabile alla musica e ad una miriade di realtà lavorative artistiche, dove non è raro sentirsi fare certi discorsi.


Ogni settimana, ricevo in media un paio di proposte di lavoro da parte di gente che “non ha soldi” per pagare le mie foto. Case editrici, riviste, giornali, organizzazioni, aziende affermate o appena avviate: tutti pensano che la fotografia non costi niente, o peggio che mi stiano facendo un favore ad offrirmi di pubblicare il mio lavoro offrendo come compenso di aggiungere il mio nome qui o là.

Ho smesso di rispondere a queste richieste personalmente e linko semplicemente al seguente testo.
Allora, mettiamo le cose in chiaro. “Non abbiamo un budget per le fotografie” significa in realtà: “Pensiamo che i fotografi siano dei coglioni”.

Questa interpretazione potrà forse sembrarvi offensiva, ma possiamo facilmente verificarla con un esperimento: provate ad entrare in un ristorante della vostra città dicendo garbatamente “vorrei mangiare qui, ma non ho previsto un budget per pagarvi”. Aggiungere che in cambio farete pubblicità presso tutti i vostri amici non impedirà al proprietario di sbattervi cortesemente fuori a calci.

Ora, immaginate di essere voi stessi i proprietari di un ristorante dove la maggior parte degli avventori provano a cenare gratis con questa tecnica. La risposta è NO, volendo essere esageratamente gentili.

E se in realtà “non abbiamo un budget” era solo una strategia per tastare il terreno, la risposta è sempre e comunque NO. Non voglio avere niente a che fare con degli avidi opportunisti che vorrebbero imbastire una relazione professionale mentendo sin dall’inizio. Avete già dimostrato di non meritare fiducia, dunque mi date anche ragione di pensare che non sarete onesti sullo sfruttamento delle immagini e che comunque farete di tutto per non pagare un euro.

Se invece siete di quelli che promettono un sacco di lavoro meglio pagato più avanti se io accetto di aiutarvi a costo zero adesso, ottimo, ci sto, offritemi un contratto. Altrimenti per quanto mi riguarda le vostre sono tutte stronzate e la risposta è NO.

Anche perché, vedete, non me ne frega niente di “farmi conoscere” regalandovi il mio lavoro. Quello che voglio è invece un rapporto professionale di mutua collaborazione e beneficio. Da parte mia cerco di offrire la massima onestà ed integrità professionale e mi aspetto che i miei clienti facciano lo stesso con me. “Farsi conoscere” è la naturale conseguenza di un lavoro ben fatto, non un mezzo per ottenere qualcosa e lo stesso vale per il mio nome pubblicato insieme al mio lavoro: è una prassi, nonché indice di correttezza. Al contrario, di guadagnarmi applausi lavorando come un dilettante non me ne frega niente. Se avere un prodotto gratis è più importante di avere un prodotto di qualità, chiedete pure a qualcun altro.

Come la maggior parte delle persone, anch’io lavoro per pagarmi le bollette e mandare avanti la mia professione e la mia famiglia. Il fatto che io ami quello che faccio è semplicemente la ragione per cui sono quarant’anni che mi impegno al massimo nonostante le difficoltà: se pensate di avere il diritto di mancare di rispetto alla mia professionalità in virtù di questo, vi sbagliate di grosso.

Perciò non vi sorprendete se scelgo di non aiutare dei parassiti che guadagnano, o pretendono di farlo, sfruttando il lavoro dei fotografi – e anche il mio – fino al midollo. Con alcune rare eccezioni (piccole associazioni veramente no profit, mandate avanti da volontari) sono io che questa volta non ho previsto un budget per rendere le imprese degli altri più redditizie: già far quadrare i miei bilanci non è cosa da poco, vista anche questa recente tendenza a far passare lo “sfruttamento” come “un’incredibile opportunità”.

Il mio sostegno lo garantisco volentieri quando posso, attraverso piccole donazioni ad organizzazioni che ritengo di voler aiutare o semplicemente offrendo un pranzo ad un senzatetto. Vi assicuro inoltre che quando lavoro per onlus e associazioni, lo faccio a tassi agevolati. Penso di essere una persona onesta, generosa e gentile, ma mi sento di non fare l’elemosina a degli accattoni stipendiati che mi chiedono di riempirgli le tasche con soldi a manciate. Mi fanno incazzare. Specialmente quando mi insultano dicendo che si, il mio è proprio un bel lavoro, però non lo pagherebbero un cent.

Ho avuto delle conversazioni esilaranti con un sacco di gente che, a quanto pare, pensa che delle buone immagini siano solo il frutto di circostanze fortunate e che dunque sia loro diritto averle a costo zero, semplicemente perché gli elettroni non hanno ancora un preciso valore di mercato. Come la volta in cui incontrai la manager di un’importante organizzazione inglese (con un utile dichiarato di oltre 3 milioni di sterline). La signora mi spiegava quanto tenesse a pubblicare più foto possibile sul sito internet del gruppo di cui era a capo: i visitatori le trovavano infatti più efficaci ed immediate dei testi (prodotti per altro da uno specifico team di scrittori retribuiti). Dunque l’importanza delle foto era fuori discussione. Ma, forse, sarebbe stato anche il caso di pagarle: magari usando una parte del budget annuo di 160.000 sterline che la suddetta organizzazione destinava ai contenuti web (di nuovo, ho controllato le cifre dichiarate, disponibili online). La signora proprio non riusciva a capire che la foto che aveva davanti e che avrebbe tanto voluto pubblicare esisteva solo perché io avevo investito tempo, denaro e lavoro nel crearla. “Ma tutti i fotografi di solito sono ben felici di lasciarci pubblicare le loro immagini gratuitamente” mi spiegava. Non credo proprio lo siano, probabilmente hanno solo omesso di dare un’occhiata alle solite cifre che dicevo sopra: se lo avessero fatto si sarebbero accorti che lei guadagnava qualcosa come 66.000 sterline l’anno (circa €74.000 al cambio attuale, ndr) – giusto qualche soldo in più della retribuzione zero che invece offriva in cambio delle immagini.

E’ chiaro che soltanto i fotografi amatoriali possono permettersi di fornire servizi senza ricevere un compenso: la fotografia non è per loro una fonte di reddito. Fanno altri lavori, hanno una pensione, guadagnano in altro modo, sono dei romantici con tendenze suicide – non mi interessa. Io no. L’atteggiamento di far guerra ai professionisti per farsi belli è profondamente egoista e ha conseguenze disastrose: distrugge la fotografia come mestiere, come rispettabile fonte di guadagno per la vita.

Ecco, questa è gente vanitosa e piena di sé e davvero si accontenta di lavorare in cambio del proprio nome scritto accanto ad un’immagine: se è tutto ciò che avete da offrire, chiamate pure uno di loro. In alternativa, avete a disposizione una folta schiera di studenti e neolaureati da sfruttare – sono disperati ed inesperti, vi consiglio di cogliere al volo la ghiotta occasione di risparmiare qualche soldo e peggiorare di un altro po’ le loro già precarie condizioni economiche.

Tutto questo significa che forse non riuscirete a procurarvi le immagini che volete a costo zero? Beh, benvenuti nel mondo, è dura. A me non danno certo macchine fotografiche, computer, programmi, benzina, una casa e da mangiare senza spendere un euro. La fotografia è facile ed economica no? Allora prendete una macchina fotografica e scattatevele da soli le vostre stupide foto.

E se dopo aver letto vi sentite offesi, probabilmente è perché almeno una volta, ci avete provato anche voi.

Fonte: http://magazine.total-photoshop.com/tony-sleep-sono-un-fotografo-e-non-lavoro-gratis-critica-spietata-e-vera-per-riflettere-e-far-riflettere/

domenica 17 giugno 2012

Akinator, il Genio del web

Ultimamente sta andando molto di moda un nuovo giochino, disponibile sia per smartphone che in versione web.
Mi sembrava una delle solite minchiate, invece è meno scema di quello che appare. Trattasi di Akinator, Genio capace di indovinare i nostri pensieri. Nello specifico, si pensa ad un personaggio (non importa se reale o di fantasia, vivo o morto, ecc.) e lui, il Genio, attraverso una serie di domande, cercherà di leggerci nella mente e scoprire a chi stavamo pensando. E' sorprendente, mi ha beccato anche un semisconosciuto calciatore di serie B.

Ho coinvolto amici e parenti, anche loro dapprima dubbiosi, poi sempre più ansiosi di battere il Genio. Ha indovinato gente come Graziano Mesina, Winston Smith, Marcello Lippi, Roberto Bolle, Melissa Satta, Marcellino pane e vino, Keith Emerson, Giampiero Boniperti e tanti altri.
Ci sono anche cose che non sa: quando capita, lo avremo battuto e ci chiederà di immettere nel database il nome del nostro personaggio, cosicché dalla volta successiva sarà sempre più difficile trovarlo impreparato.

Si può giocare (gratis) accedendo a questo sito: http://it.akinator.com/

Occhio, provoca dipendenza.

mercoledì 13 giugno 2012

Vasco manda a farsi fottere Maurizio Solieri

Ho letto quest'articolo di Massimo Poggini, che racconta di un botta e risposta pepatissimo tra Vasco Rossi e il suo chitarrista storico Maurizio Solieri. Roba da seguire seduti coi popcorn.

Una volta si diceva: i fatti separati dalle opinioni. E allora eccoli, i fatti: Maurizio Solieri qualche giorno fa, in occasione di una reunion della Steve Rogers Band avvenuta a Trezzo d’Adda, ha dichiarato a un quotidiano: «Con Vasco, con cui lavoro ancora così come il Gallo e Cucchia, non ci sono più rapporti di tipo umano, con l’ ingigantirsi della sua aura di artista la nostra relazione è diventata più professionale, nei periodi in cui si fanno le prove ci si rivede per un mese di fila, ma poi. È un anno che non lo sento». Apriti cielo! Stamattina Vasco ha replicato con un post sulla sua pagina Facebook, che inizia così: «Caro Solieri, ci conosciamo dal 77 quando, vestito con una giacca scozzese da impiegato bancario, e gli occhiali da vista neri, ti incontrai per la prima volta insieme a Sergio Silvestri… carissimo amico che era stato in collegio con me, aveva suonato la chitarra con me, era stato due anni a Londra e  aveva assimilato lo spirito inglese della musica, oltre che imparato l’inglese».

Va avanti per un po’ a ricostruire la storia, quindi, dopo un bel complimento, arrivano diverse stoccate: «Poi ti sentii suonare la chitarra una sera al bar e rimasi stupefatto. Suonavi esattamente come oggi. Ed è questo il punto caro Solieri. Da quando abbiamo cominciato nel 78 non sei cambiato di una virgola. Non sei cresciuto… non ti sei evoluto… non ti sei mai perfezionato e sei rimasto nel tuo mondo di assoli molto spettacolari ma poco precisi… e negli anni novanta sono arrivati quelli che non sbagliavano una nota… quelli come Stef. Dovevi essere tu Stef secondo me. Ma tu non lo ammettevi neanche. Ricordi le litigate per gli assoli da dividere e che la dura e spietata legge del rock non ammette ed è molto chiara. Chi suona meglio sta sul palco chi non tiene il passo e rimane indietro va a casa… e non sono io che lo decido. È la storia!… e benvenuto nello spietato e violento mondo del rock!
 
Poi sei sempre stato un fuoriclasse ma non sei diventato un professionista. Tu suoni solo come vuoi o puoi tu. Infatti non hai mai suonato con nessuno altro. Solo con me. E a un certo punto dopo aver scherzato giocato fatto cazzate di tutti i tipi o diventi un professionista o vai a casa. E io sono diventato un professionista. E ho imparato studiato cercando di migliorare… ti ricordi come cantavo nell’83… con te che suonavi a un volume altissimo, la batteria di Casini nei capelli. Ho dovuto imparare a cantare senza sentirmi. Oggi se mi sento troppo non mi trovo a mio agio.

Dici che ultimamente sembra sia incazzato con il mondo?… forse non sto bene? Ma vai a farti fottere anche te insieme a tutti gli altri.. Io incazzato lo sono stato sempre! Col mondo, con me e anche con te!… E non sono mai stato bene. Io sto male! Mi meraviglio che non tu l’abbia mai capito. Ma tu ascoltavi solo la tua chitarra e anche oggi in ogni intervista dimentichi che hai potuto esprimere il tuo talento solo grazie a me. Altrimenti dimmi con che gruppo avresti suonato? È ora che vi ricordiate ragazzi che io ho cominciato a scrivere le canzoni. Io ho cominciato ad andare davanti alla gente con la mia faccia e il mio nome. Io ho cominciato a cantarle e voi  eravate degli orchestrali e le vostre prime timide musiche che io vi ho consigliato di fare sulle quali io ho scritto le parole le ho fatte diventare vere le ho interpretate e le ho cantate le avete cominciate a scrivere molti anni dopo e comunque ho sempre fatto tutto io. Perché volevo che la musica di Vasco Rossi fosse varia. Eravate tutti sostituibili anche se per me eravate i migliori. L’unico insostituibile ero io. Questa è la realtà caro Solieri. Potevo prendere anche Riky Portera Ti ricordi? Era lui il chitarrista rock per eccellenza a quei tempi. Ti dirò di più da dieci anni, da quando è morto Massimo, io e Guido ogni volta che dobbiamo organizzare un tour e scegliere i musicisti ci dicevamo . ma Solieri. Lo lasciamo a casa? A noi serve un chitarrista ritmico non un altro solista rimasto negli anni ottanta. Poi alla fine per affetto per la storia per i fans decidevamo ogni anno di prenderti.

Questa è la verità caro Solieri. Io ti voglio molto bene. Però te l’ho detto. Se quando fai un’intervista sulla musica di Vasco Rossi sul suo mondo che poi è il tuo, riesci a non nominarmi mai, non cominci col dire che ringrazi il giorno che mi hai incontrato io che sono molto stanco della tua arroganza e della tua io ti restituisco tutto con questo mio documento che firmo e che pubblico.Dici che lavori ancora per me ma i nostri rapporti sono solo professionali? Ma è sempre stato così.  Perché lo dici oggi come fosse strano? Non ci siamo mai frequentati al di fuori del palco. Mai sentiti per mesi forse incontrati in qualche locale ubriachi, ma mai visti per anni… solo durante i concerti, sul palco, diventiamo fratelli compagni complici più che amici un gruppo rock che suona e fa della musica».

Ecco i fatti, ognuno è libero di pensarla come gli pare. Io mi astengo dal commentare, anche perché avendo scritto una biografia di Ligabue ed essendo il coautore di Questa sera rock’n’roll, l’autobiografia di Maurizio Solieri, sono fortemente a rischio di anatemi. Ed essendoci già passato un annetto fa, so che alcuni fan non ci vanno giù leggeri. «Ti auguro di morire di un cancro al cervello», mi scisse uno…

Allora, sempre per la serie i fatti separati dalle opinioni, concludo con un pensierino che apparentemente non c’entra niente. In questi giorni si è molto parlato di un certo Bruce Springsteen. Al suo fianco da sempre c’è un chitarrista bravo ma non straordinario sotto l’aspetto tecnico. Si chiama Little Steven… Ve lo immaginate il “Boss” che gli spara addosso? Sarà un caso se a 62 anni suonati è riuscito a fare 10 ore e mezzo di musica da sballo in tre concerti?